Sicurezza
ll comitato lucchese chiede al Comune di apporre manifesti e destinare un banner sul sito e sulla pagina facebook per tenere alta lattenzione
Già 50 adesioni per la liberazione di Francesco
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Francesco Azzarà, il medico rapito nel Darfur Il professionista nel Darfur vive per alcuni periodi dell'anno nella casa del cugino in centro
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LUCCA. Le adesioni sono già una cinquantina e con l'esposizione in città di manifesti, di un apposito banner sul sito e sulla pagine facebook del Comune, sono destinate ad aumentare in modo esponenziale nel giro di qualche giorno. Perchè Francesco Azzarà, 30 anni, il medico-volontario di Emergency rapito nel Darfur il 14 agosto scorso, ha vissuto a lungo in via Guinigi a casa del cugino Carmelo Sgrò. E proprio l'ingegner Sgrò è il presidente del neonato comitato lucchese per la libertà di Francesco Azzarà per adesso costituito da amici e parenti del pediatra in mano a un tribù della regione africana. Il cugino del rapito in una lettera chiede innanzitutto un impegno concreto della città nel sponsorizzare la campagna a favore della liberazione di Francesco dando ampio risalto alla vicenda con l'adesione all'unanimità in consiglio comunale, l'esposizione di manifesti e un banner sulla pagine facebook del Comune. «Una cosa posso dirla: Francesco è vivo e ci sono trattative in corso per la sua liberazione. - dice l'ingegner Carmelo Sgrò - È una notizia di 48 ore fa anche se sappiamo che in casi come questo ci vogliono mesi e mesi prima che la situazione si sblocchi. Siamo in contatto giornaliero con Emergency e la Farnesina, ma non possiamo divulgare notizie riservate. Ne vale della vita e del buon esito della trattativa. Francesco sta bene ed è in mano a un gruppo organizzato». Nessun riscatto, al momento, è stato pagato. Anche se la tribù che ha rapito il medico di Emergency sicuramente ha bisogno di soldi per finanziare la sua attività. Prima di partire per l'Africa, il pediatra aveva trascorso un mese e mezzo in via Guinigi a casa dell'ingegner Sgrò. «Da quando studiava all'università di Pisa o lavorava a Viareggio - prosegue il cugino - il mio appartamento è sempre stato per lui una sorte di buen retiro, un punto di riferimento, tra un viaggio e l'altro. Una persona positiva, entusiasta, sempre pronta a dare una mano agli altri, a chi davvero vive in condizioni di miseria e povertà. A Lucca Francesco ha tanti amici: lo conoscono nei bar del centro e anche nei paesi vicini. Ogni anno partecipa alle partite di calcetto organizzate dal centro assistenza immigrati a Tassignano. Sono certo che saranno in tanti ad aderire alla nostra iniziativa. Vogliamo tenere alta l'attenzione e stimolare nuove iniziative su questa vicenda con le dovute cautele e tenendo la massima riservatezza sulle trattative in corso per la sua liberazione». Questa la lettera inviata al sindaco Mauro Favilla e ai consiglieri comunali per ottenere un impegno della città alla liberazione di Francesco Azzarà: «Il 14 agosto 2011 in Darfur è stato rapito Francesco Azzarà, che lavora a Nyala, nel centro pediatrico di Emergency. Dopo un periodo di completo silenzio, consigliato per il buon esito delle trattative per il rilascio, è iniziata una campagna mediatica per aumentare l'attenzione sul rapimento. Molte città italiane, governate da amministrazioni di varia estrazione politica, hanno aderito all'appello per chiedere la liberazione di Francesco Azzarà. Francesco ha un forte legame con Lucca, dove ha vissuto molti anni, dove ha amici e parenti, e da dove è partito per andare in Darfur. Si è costituito a Lucca il "Comitato lucchese per la liberazione di Francesco Azzarà" con lo scopo di tenere alta l'attenzione mediatica sul rapimento del nostro concittadino. Il comitato chiede al consiglio comunale di voler aderire alla campagna mediatica a sostegno di Francesco. Chiediamo che il consiglio voti all'unanimità l'adesione alla campagna di sostegno alla liberazione di Francesco Azzarà, dandone comunicazione ufficiale ai media locali, da mandare per conoscenza anche all'assemblea della Regione Toscana e al Ministero degli Esteri. Chiediamo l'esposizione in un luogo pubblico della città del manifesto per chiedere la liberazione di Francesco, così come già fatto da altri comuni, come Firenze, con grafica uguale (scaricabile dal sito www.emergency.it) o con grafica diversa che può essere fornita dal comitato stesso e l'esposizione di un banner analogo sul sito e sulla pagina facebook del Comune di Lucca». (l.t.)
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