Il Tirreno

Lucca

I negozi di vicinato cercano il confronto col sindaco

B.A.
Un negozio di vicinato nel centro storico
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Un negozio di vicinato nel centro storico

«Cerchiamo soluzioni, non guerra: alcuni di noi vorrebbero trasformarsi in pubblici esercizi»

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 LUCCA. Accettano il contenuto (a questo punto in vigore) dell'articolo 17 del regolamento del commercio, ma chiedono al Comune di avviare una discussione sulla possibilità, per alcuni negozi di vicinato, di trasformarsi in veri e propri pubblici esercizi. È l'ulteriore atto della vicenda che coinvolge, oltre il Comune come ente di riferimento, i pubblici esercizi reali e i negozi di vicinato che vendono panini e altri alimenti già pronti per il consumo. A questi ultimi, la modifica dell'articolo 17 del regolamento degli esercizi di somministrazione cibi e bevande (efficace da pochi giorni, una volta trascorsi i tempi di legge dalla pubblicazione della delibera relativa all'albo) pone un bavaglio: li obbliga a eliminare qualsiasi seduta da dentro e fuori il locale e a consentire il consumo dei cibi venduti solo in piedi o appoggiati a una mensola.  I negozi di vicinato, da parte loro, vedono nelle prescrizioni un ostacolo a "crescere". Per questo chiedono al Comune di avviare una discussione. Come spiega Giuseppe Riefolo, titolare del Pappamondo, che con altri colleghi ha raccolto nei mesi scorsi circa 800 firme a favore della sopravvivenza dei negozi di vicinato. «Tra di noi - dice Riefolo - ci sono negozi che sono dotati ad esempio di servizi igienici. La nostra richiesta è quella di poter valutare, con l'amministrazione, di consentire a chi vorrà e potrà farlo di trasformare il negozio in pubblico esercizio reale, con la possibilità di servire e consumare ai tavoli, con i clienti seduti e non scomodamente in piedi. Ci auguriamo che il Comune abbia buone intenzioni in questo senso. Su questo auspicio ci siamo confrontati oggi (ieri, ndr) con Ascom. A questo punto speriamo di incontrare il sindaco. Non cerchiamo guerra, ma solo soluzioni».

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