Il Tirreno

Lucca

Niente variante, a rischio 150 posti

Ilaria Bonuccelli
Niente variante, a rischio 150 posti

Cartiera Cardella da 8 anni non riesce a costruire un capannone a norma

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LUCCA. Non è a norma il capannone di stoccaggio del "prodotto finito" alle cartiere Modesto Cardella a San Pietro a Vico. Ma la proprietà non riesce a mettersi in regola. Colpa della burocrazia: dal 2004 è impantanata nelle norme urbanistiche che una variante, mai approvata, avrebbe dovuto cambiare. Anche quella adottata il 17 gennaio, ormai congelata da mesi, non è riuscita nell'intento e oggi il destino di 95 dipendenti diretti - 150 lavoratori con l'indotto - è nelle mani di una conferenza dei servizi. La riunione è stata fissata dal Comune il 12 settembre su richiesta della cartiera per evitare che la Prefettura dichiari l'azienda non in regola con la normativa antincendio e prenda provvedimenti.  L'amministratore, Andrea Bortoli, ammette che tutti i mesi si presenta al viceprefetto per garantire che la proprietà si sta muovendo per ottenere i permessi per costruire il nuovo capannone, più vicino alle linee di produzione e anche più lontano dalle case. Una relazione dell'Arpat conferma questi sforzi, ma questo non toglie che ogni tre mesi l'amministratore debba anche assicurare al comando dei vigili del fuoco che la pratica per risolvere il problema viene ripetutamente presentata. Anche se il Comune ha, di nuovo, bocciato la richiesta di realizzazione del capannone, costringendo l'azienda a richiedere la convocazione di una conferenza dei servizi, secondo una procedura mai sperimentata a Lucca ma prevista dalla legge istitutiva del Suap, lo sportello unico per le attività produttive. LA GENESI  Tutti i problemi - spiega Bortoli - nascono nel 2004, con l'approvazione in via definitiva del piano strutturale. Nelle norme tecniche di attuazione del piano «viene inserito un comma (il 119.4) di cui non c'era traccia al momento dell'adozione del piano. Questa disposizione prevede che anche per interventi edilizi all'interno di un'attività produttiva debba essere presentato un piano attuativo unitario. Questo significa - evidenzia Bortoli - che per intervenire nella cartiera serve il consenso di tutti i cittadini con proprietà nel comparto all'interno del quale è inserita l'azienda. Una disposizione inconcepibile che può essere cambiata solo con una variante urbanistica». Ma questa variante non è mai stata approvata. «A dicembre - conferma Bortoli - l'azienda ha presentato un nuovo piano di riordino, anche in previsione dell'approvazione dell'annunciata variante di minima al piano strutturale e al regolamento urbanistico, ma anche stavolta non siamo arrivati a niente». Infatti, la variante è stata adottata dal consiglio comunale il 17 gennaio, ma subito dopo è finita nel mirino della Procura che indaga sui presunti legami fra corruzione nella pubblica amministrazione e operazioni immobiliari. Poi sono arrivate le osservazioni della Regione che rendono impossibile l'approvazione definitiva della variante, almeno come adottata. LA SITUAZIONE ATTUALE  Vista la situazione urbanistica vigente, il Comune ha bocciato il piano di riordino della cartiera con il nuovo capannone in regola dal punto di vista della normativa antincendio. «E così - ammette l'amministratore - abbiamo attivato la procedura della conferenza dei servizi per arrivare al rilascio del permesso necessario alla messa a norma dell'azienda. È impensabile, infatti, portare avanti la produzione senza un capannone di stoccaggio del prodotto finito». Allo stesso tempo, però - conferma Bortoli - si sta esaurendo anche la pazienza degli organi di vigilanza (vigili del fuoco e prefettura) che devono garantire il rispetto delle norme di sicurezza. «L'unico modo per uscire da questa situazione - conclude Bortoli - è l'attivazione della conferenza dei servizi: se tutti gli enti chiamati a esprimere parere sul piano di riordino, si dichiareranno favorevoli, il Comune dovrà adottare una variante ad hoc per la cartiera. Una variante che non ci esenta dal presentare un piano attuativo, ma che ci liberà dal presentare un piano attuativo unitario per il comparto. È contro questo aggettivo - "unitario" che ci battiamo da quasi 10 anni».

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