Un duro colpo al movimento del turismo
Confesercenti critica l'abolizione di tre festività laiche
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LUCCA. Confesercenti è preoccupata per le conseguenze che potrà avere, anche nella realtà lucchese, la manovra del governo. «Sull'esigenza di mettere mano al debito pubblico italiano nessun dubbio - dice l'associazione - tra l'altro si tratta di un'urgenza di cui la politica si accorge oggi, ma che la nostra associazione mette al centro ormai da 10 anni. Ma continuare da un lato una politica di tagli - peraltro non selettiva - alle spese degli altri (enti locali) rappresenta davvero il segnale di incapacità di mettere freno a una spesa pubblica che negli ultimi anni è cresciuta nonostante la crisi». «Trasferire a livello locale il problema, dopo 2/3 finanziarie di tagli, invitando i Comuni e le Regioni ad aumentare tasse locali, ad inventarsi tasse di scopo, ad incrementare le addizionali Irpef significa scegliere l'aumento indiscriminato delle tasse su famiglie e imprese. Inoltre, non si parla per niente di interventi strutturali che permettano, quantomeno, di arginare l'emorragia di posti di lavoro che ha falcidiato 500mila posti in 3 anni. Non ci si rende conto che meno occupati significa meno consumi, che meno consumi significa minor ripresa e pertanto minor gettito fiscale? Continuare a parlare solo di chi "deve pagare oggi il conto" e non di quale crescita può essere sostenuta è estremamente pericoloso e di corto respiro». «Pensare - come hanno fatto rappresentanti del governo - che liberalizzando gli orari dei negozi nei festivi e nel notturno, si aumenti di un punto il Pil è risibile. Se la capacità di spesa degli italiani è in calo costante e si continuano a fare politiche depressive, come si può pensare che tenendo i negozi aperti giorno e notte si possa vendere o comprare di più? Non ci si rende conto che si obbliga invece un sistema a rincorrere nuovi costi di gestione, il personale a orari più difficili e senza una vera domanda del consumatore di estendere ulteriormente gli orari? Le leggi attuali già consentono di rispondere alle necessità». «E ancora - conclude Confesercenti - la scelta di abolire le tre festività laiche che sono oltre che riferimento identitario del paese, anche riferimento del sistema turistico per creare occasioni di mobilità interne».
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