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Lucca

Cinghiali, coltivatori esasperati: pronti a difenderci da soli

Rossella Lucchesi
Cinghiali, coltivatori esasperati: pronti a difenderci da soli

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Campi di granturco e distese di ortaggi completamente distrutti dai cinghiali. Mesi di lavoro andati in fumo, così come gli introiti con conseguenze facilmente immaginabili. E prospettive non certo confortanti, almeno nell'immediato. La causa? Centinaia di cinghiali che negli ultimi tempi stanno invadendo zone agricole particolarmente fertili per l'agricoltura e appetibili per i loro palati voraci. Questa la situazione di numerose porzioni di territorio e i coltivatori sono esasperati. Chiedono battute mirate e una selezione reale per ridurre il numero degli ungulati e il flagello che portano nei loro campi.

A testimonianza delle loro parole, accompagnano cronista e fotografo nelle colture devastate di Carignano, S. Alessio e del Morianese, dove i cinghiali scorrazzano indisturbati ad ogni ora del giorno e della notte, mettendo in ginocchio un settore già fortemente in crisi e provocando paura tra la gente. Il fenomeno è dilagante e non risparmia neppure le aree intorno alle abitazioni, dove gli animali sono stati avvistati mentre facevano razzia di piante e fiori. «Bisogna prendere provvedimenti drastici - tuona Francesco Chiocca, un agricoltore della zona che in pochi giorni si è visto portare via un intero campo di granturco a Carignano -. Siamo stufi di lottare contro i mulini a vento e ci sentiamo abbandonati dagli enti preposti che finora non hanno agito nel nostro interesse, causando gravi danni alla nostra economia, prosegue fortemente intenzionato a portare avanti la protesta che coinvolge decine di aziende e centinaia di addetti, senza contare tanti privati che si sono visti"ripulire" l'orto dal passaggio dei cinghiali». Secondo Chiocca sarebbe necessario rivedere le mappe delle cosiddette zone bianche, ovvero quelle non vocate alla caccia, ed abolire le riserve di Farneta, San Macario e Maggiano, tra le zone maggiormente suscettibili alle scorribande. Per non parlare degli argini del Serchio che risentono della presenza dei cinghiali che in molti punti hanno scavato profonde tane che con le piogge provocheranno pericolose frane. La soluzione? Per i coltivatori è istituire «una campagna di abbattimento lungo il parco fluviale al più presto, almeno prima dell'inizio della stagione venatoria, quando i cinghiali spaventati dagli spari dei cacciatori tenderanno a ritirarsi sulla montagna per poi tornare più numerosi di prima».

Di qui il suggerimento di e spingere i cinghiali verso l'alveo del fiume procedendo ad abbattimenti mirati. Alla proposta si uniscono Giuliano Tambellini e Giovanni Simonetti, anch'essi colpiti duramente dalle incursioni degli ungulati. «Secondo una stima della Provincia - ricordano i coltivatori - non si dovrebbe superare 2,5 cinghiali per ettaro di terreno, mentre se ne registrano oltre cinque. Grazie anche all'introduzione dai paesi dell'est europa di altre specie di cinghiali destinati al ripopolamento. Le misure sin qui prese sembra non siano sufficienti: la battuta diqualche tempo fa lungo il fiume non ha risolto il problema. Ha invece creato reazioni negative da parte della Forestale e degli ambientalisti, contrari alla caccia in luoghi vicini ai centri abitati». Non sono però sulle stesse posizioni contadini e residenti: «Se si ritiene pericolosa la presenza di cacciatori intorno alle case - chiedono - come si giudica la presenza dei cinghiali nei giardini dove i bambini giocano, rischiando aggressioni, così come gli animali domestici?». E per i coltivatori non funziona il sistema del filo elettrico a protezione, fornito dalla Provincia: «I cinghiali più grossi lo abbattono ed è assurdo perimetrare decine tinaia di ettari di terreno che i branchi comunque devastano, superando la protezione senza alcuna difficoltà». Le cose non cambiano nel Morianese, dove lo scempio continua nei campi e negli uliveti terrazzati, distrutti dal passaggio dei cinghiali che non trascurano nemmeno una pioppeta preparata per i tartufi.

«Le nostre colture vengono distrutte, con ingenti danni economici», spiega Paolo Conforti, portavoce degli agricoltori del Morianese, che lamenta anche la presenza degli animali lungo le strade della zona dove negli ultimi tempi si sono verificati provocato numerosi incidenti stradali. Che la legge non riconosce, in quanto le zone sono contrassegnate da cartelli che avvertono della presenza degli animali. Stanchi di subire, i coltivatori stanno organizzando una mobilitazione e avvertono che qualcuno, spinto dall'esasperazione, è pronto a soluzioni fai da te.

 

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