Proteste
La prostituzione non va liberalizzata
Cgil e Udc contro la proposta del sindaco Marchetti
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LUCCA. Si è davvero attirato tante critiche il sindaco di Altopascio. Maurizio Marchetti aveva proposto (o meglio riproposto, visto che ne aveva parlato anche 13 anni fa) la liberalizzazione della prostituzione: «Un modo per tutelare la salute dei clienti e per far pagare le tasse anche alle lucciole» aveva detto. A attaccare il primo cittadino è Massimiliano Bindocci segretario generale della Filcams Cgil. «Credo che l'uscita sulla prostituzione abbia svelato definitivamente la maschera sulla pochezza propositiva e su quello che è stato creato dell'amministrazione di Altopascio in quasi 20 anni di monopolio. Una città che è diventata accogliente per tutto ciò che è il degrado della persona, che invece di risolvere i problemi causati da una politica urbanistica mal programmata ha reso Altopascio leader nella piana del lavoro nero, del caporalato, della prostituzione, dei night, di strane attività e piena dei problemi di integrazione conseguenti. Invece di pensare ad offrire ai cittadini di Altopascio prospettive occupazionali dignitose si esce con le idee sulla prostituzione. Abbiamo già contestato al sindaco Marchetti un'operazione urbanistica fatta in modo discutibile, anche se con buone finalità, che mette in difficoltà 70 lavoratrici del Conad e delle attività correlate, egli ha preso degli impegni in prima persona, salvo poi lamentarsi che nel Conad ci lavorano pochi altopascesi: adesso lo attendiamo alla verifica degli impegni visto che entro fine mese c'è la prima udienza per lo sfratto del Conad. Vogliamo anche far presente che non si ricorda in Toscana un altro supermercato così colpito dalla criminalità (3 rapine negli ultimi mesi e due a negozio aperto): crediamo che il sindaco un minimo di solidarietà a chi ci lavora debba esprimerla, anche perché ne esce danneggiata l'immagine commerciale di Altopascio in genere». In disaccordo con Marchetti anche Gaetano Ceccarelli, presidente provinciale dell'Udc. «Diciamo no a quella debole cultura della rassegnazione che si manifesta tentando di legittimare i mali quando si crede di non poterli contrastare, in nome di un pragmatismo senza ideali. Non si risolve così una questione che ha risvolti molto più complessi. Semplicemente secondo noi si realizzerebbero due canali di prostituzione, l'uno legalizzato e in qualche modo "protetto" dallo Stato e l'altro illegale che, attraverso la concorrenza sleale su "prezzi e prestazioni" per dirla brutalmente, riuscirebbe ad attrarre ugualmente clienti vessando ancor di più le vittime, che si troverebbero in condizioni di schiavitù peggiori di quelle che attualmente vivono. Al contrario, ciò che serve è liberare le prostitute dai ricatti e minacce di cui sono vittime, come ad esempio ha fatto per anni l'Associazione Giovanni XXIII del compianto Don Oreste Benzi, che ne ha liberato più di 7mila, e come continuano a fare pressoché in silenzio tante altre associazioni di volontariato cattoliche e laiche, purtroppo in un quadro di scarsa collaborazione dello Stato». Marchetti si consola incassando la solidarietà del parlamentare e vicepresidente dell'Anci (l'associazione nazionale dei comuni) Massimo Bitonci, sindaco leghista di Cittadella, che pochi giorni fa ha vietato i kebab («non fanno parte della nostra cultura»). Ora difende il collega altopascese, che ringrazia: «Con Bitonci c'è una sintonia che giunge dal 2008 e non mi stupisce che abbia valutato la mia proposta senza paraocchi ideologici».
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