Il Tirreno

Lucca

Troppi cinghiali, stop ai divieti di caccia

Una coltura di granturco devastata dai cinghiali
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Una coltura di granturco devastata dai cinghiali

Gli agricoltori esasperati chiedono campagne di abbattimento radicali

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 LUCCA. «Dicono che il rapporto giusto sarebbe di 2,5 cinghiali per ettaro. Qui ne abbiamo almeno cinque volte tanto e, nonostante la buona volontà, le iniziative prese finora dalla Provincia sono palliativi. Ieri mi sono trovato di fronte un bestione nel campo di granturco che ho a Farneta: erano le 15. Una volta gli ungulati giravano di notte, ormai sono padroni anche di giorno».  È sconfortato Francesco Chiocca, coltivatore dell'Oltreserchio con terreni anche a Carignano e S. Alessio. Le scorribande dei cinghiali nelle colture di granturco distruggono buona parte della produzione e le buche che lasciano nel terreno rendono spesso impossibile far crescere gli ortaggi. «Una situazione non più sostenibile - prosegue Chiocca - che si aggrava se consideriamo il rischio che corrono le persone, in particolare i bambini».  Quali soluzioni proponete?  «Serve a poco andare avanti con azioni dimostrative e sporadiche. Con la prolificità che hanno, i cinghiali dopo poche settimane tornano più numerosi di prima. È assolutamente necessario che si proceda con una campagna programmata e radicale di abbattimento, a partire dall'alveo del Serchio che è diventato il rifugio di decine, forse centinaia di capi che escono per fare razzia nelle coltura e nei giardini sulla riva destra e sinistra del fiume. Come si fa a non capire che siamo all'emergenza? Che il pericolo è reale?».  Una selezione nel parco fluviale è stata fatta.  «Con risultati minimi e provvisori. Ci sono più cinghiali di prima. Gli appostamenti con l'abbattimento di cinque o sei capi, la cattura di qualche animale con le gabbie ha effetti irrilevanti».  L'alternativa?  «Togliere il divieto di caccia in tutto l'Oltreserchio ed eliminare le restrizioni. E poi fare in modo di attirare i cinghiali nell'alveo del Serchio e partire con una vera e propria campagna di abbattimento e selezione fino a quando non siamo certi che sia stato ristabilito il giusto rapporto nel numero degli ungulati sul territorio».  Voi coltivatori però potreste fare di più. Ad esempio circondando i vostri campi con il filo elettrico che mette a disposizione la Provincia.  «A parte il fatto che serve a poco, perché gli animali più grossi lo travolgono e passano lo stesso, è impensabile perimetrare appezzamenti di 50 o 60 ettari. Anche perchè sotto il filo bisogna tenere pulito: se cresce l'erba e gli arbusti fanno contatto, la rete elettrica va in tilt».  Le battute per gli abbattimenti a cui fa riferimento Chiocca non trovano consenso nella Forestale e nelle altre forze dell'ordine, contrarie alla presenza di cacciatori armati nelle zone antropizzate. Si preferirebbe che fossero gli agricoltori e i proprietari di case con orti e giardini a provvedere a difendersi con recinzioni e altri sistemi non cruenti. Ma per gli agricoltori, come Chiocca, l'unica vera difesa è ristabilire il giusto rapporto del numero dei cinghiali sul territorio. C'è anche il timore che, in assenza di iniziative pubbliche, qualcuno, esasperato, cominci a fare da solo. Sono tutte da verificare, ma già non mancano voci di gente che appasta per attendere poi al varco gli ungulati che devastano e prenderli a fucilate. Anche in zone vicine alle abitazioni.

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