Il Tirreno

Lucca

Vagli si salverà in calcio d'angolo

Luca Dini
Puglia, sindaco di Vagli
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Puglia, sindaco di Vagli

Gli altri piccoli Comuni si riorganizzano in vista dell'accorpamento

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 LUCCA. Un Comune "elastico". È quello di Vagli. Ha 997 abitanti, dunque per tre unità in base alla manovra del governo verrebbe cancellato e accorpato (non si sa con chi). Ma il sindaco Mario Puglia dice di no e rassicura i suoi cittadini. «Al momento del censimento avremo superato la soglia dei 1000 abitanti. Basti pensare che il mio vice e due assessori risiedono a Castelnuovo e che lo stesso accade ad altre persone. Nessun pericolo: Vagli, comune del marmo, esiste e continuerà ad esistere. E poii non è così che si risanano le finanze dell'Italia».  Puglia, amministratore di centrodestra, sostiene la linea di Berlusconi. Ma mette i puntini sulle i. «È ovvio che occorre intervenire. Magari andando a copire il sommerso, gli alti redditi. Chi guadagna oltre 90mila euro l'anno può aiutare e quindi quanto deciso a Roma mi trova d'accordo. Vero anche che i costi della politica sono elevati, ma non credo che si risolvano i problemi del nostro Paese risparmiando sulle piccole amministrazioni. Io, per esempio, come sindaco prendo 470 euro lordi al mese. I miei assessori 47 euro. Sempre lordi. Mi sono spiegato?».  I tagli alle istituzioni previsti dalla manovra del governo non rivoluzioneranno la geografia della Valle, ma comporteranno accorpamenti di servizi e funzioni.  Dice Michele Giannini, sindaco di Vergemoli, il comune più piccolo (339 abitanti): «Spero ci lascino concludere il mandato. Se sarà possibile faremo un referendum tra gli abitanti, ma la mia preferenza sarebbe confluire nel comune di Gallicano, dove si sposterebbe anche il personale. Credo che ci sarà una riduzione dei servizi e qualche risparmio, ma non eccessivo. La mia amministrazione lavora gratis, lo facciamo per spirito di servizio nei confronti del nostro paese».  I cittadini, preoccupati dalle possibili sparizioni dei loro comuni di appartenenza (Vagli, Fosciandora, Careggine, Fabbriche di Vallico, Vergemoli e Giuncugnano), non perderanno i simboli della propria identità territoriale. Saranno le Unioni dei Comuni, gli enti che sostituiranno le Comunità Montane, a far confluire i servizi per le varie zone di appartenenza.  Anche se l'apparenza non cambierà, ma secondo la manovra spariranno giunte e consiglieri comunali e per le amministrazioni sotto i mille abitanti rimarrà solo la figura del sindaco.  «Come possiamo mantenere i servizi in montagna? Si deve parlare del fare, non solo di tagli - dice Oreste Giurlani, sindaco di Fabbriche di Vallico, uno dei comuni a "rischio", ma anche presidente dell'Uncem -. Da giorni ricevo telefonate preoccupate da parte dei cittadini non solo del mio comune, ma come presidente dell'unione dei piccoli, anche da altri paesani. Ma i comuni non spariranno e non si fonderanno con altri. Sarebbe un atto incostituzionale e non è quello che prevede la manovra. Dobbiamo però unire le funzioni ed è quello che stiamo già facendo sia in Media Valle che in Garfagnana con il nuovo ente Unione dei Comuni. Come Fabbriche di Vallico, stiamo discutendo con gli atri comuni della zona, Barga, Coreglia e Borgo a Mozzano».  In poche parole - secondo Giurlani - i sei comuni di Garfagnana e Media Valle che non raggiungono i mille abitanti rimarranno in vita. Si sposteranno solo i servizi che si accentreranno nella sede dell'Unione dei Comuni. Per i cinque comuni della Garfagnana, sarà quindi Castelnuovo ad essere ufficio di riferimento e per quelli della Media Valle sarà Borgo a Mozzano.  «La montagna ha già dato, ora è a rischio la sopravvivenza dei territori - spiega Giurlani -. Ora si parte dai comuni sotto i mille abitanti, ma non oltre il 2012 si arriverà anche a quelli tra i 2mila mila e i 5mila. I tagli toccano i piccoli comuni, le province, mentre non si toccano parlamentari e ministeri».  Gli unici tagli colpiscono giunta e consiglio comunale perché sarà presente solo la figura del sindaco.  Ma non sarà un comune limitrofo a fare opera di assorbimento, sarà l'Unione dei Comuni ad occuparsi della gestione.  «I costi della politica necessitano sicuramente di tagli - chiude Giurlani - ma con questi andiamo a creare problemi alle famiglie e rischiamo lo spopolamento dei territori dopo quello, già in atto, della montagna».

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