Il Tirreno

Lucca

Il Comune ha chiesto il ritiro della verifica alla società che valuta i bilanci

Stop al rating di Standard

Alessandro Petrini

Confermata la A+, ma sono in flessione le prospettive

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 LUCCA. Il Conune di Lucca ha chiesto il ritiro dei propri rating da parte di Standard & Poor's.  La notizia è di pochi giorni fa ed è stata resa pubblica proprio dall'agenzia di rating americana che in comunicato stampa ha affermato che tutte le valutazioni sui conti del Comune sono stati ritirati su esplicita richiesta.  Al momento del ritiro, la S&P ha confermato il rating di A+, il massimo ottenibile da parte degli enti locali italiani, in quanto per scelta dell'agenzia, le regioni e gli enti locali non possono avere rating superiori a quelli dello stato italiano. Un buon segnale di solidità che però viene mitigato da un outlook negativo che riflette le prospettive di lungo periodo.  Dopo anni caratterizzati da un progressivo miglioramento del rating del Comune, il segno meno sull'outlook era arrivato a fine maggio assieme alle sforbiciate agli outlook dell'Italia, delle Poste, della Cassa depositi e prestiti e di tutta una serie di enti locali italiani tra i quali i Comuni di Genova e Bologna, le Province di Ancona e Roma, le Regioni Marche, Sicilia, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Umbria.  Per Lucca quindi un panorama in chiaroscuro che Standard & Poor's giustifica così:  «Il rating riflette l'economia solida di una città che si trova in una delle zone più ricche e turistiche d'Italia e il Comune dispone di un'adeguata liquidità. D'altro canto le casse soffrono sul piano della spese corrente che comporta margini operativi bassi. In più i costi operativi nel 2010 sono aumentati del 5% nel 2010 rispetto a un tasso aggregato di crescita annuale tra il 2002 e il 2009 del -1,3%. Un aumento dei costi che è dovuto all'aumento dei servizi erogati ma anche ad alcune sentenze che hanno dato un verdetto sfavorevole al Comune. In ogni caso il patto di stabilità interno e i tagli ai finanziamenti del governo locale non dovrebbero consentire ulteriori aumenti dei costi operativi».  Una previsione, quest'ultima, che è stata rispettata in un bilancio preventivo che contrae la spesa di 5 milioni di euro portandola da 90 a 85 milioni di euro.  In ogni caso la decisione non avrà alcuna ripercussione effettiva sulle casse dell'ente che aveva scelto volontariamente di affidarsi a Standar & Poor's nel 1999, sotto la giunta Fazzi, quando si ventilava l'ipotesi di emissione di buoni comunali per finanziare la realizzazione di opere pubbliche e di investimenti di particolare importanza. Per emettere buoni e obbligazioni è infatti necessario avere un rating che definisca il merito creditizio. Una strada resa possibile anche dalle varie leggi Finanziarie, ma che poi non si è mai praticata. Il rating, necessario per potere emettere i buoni, costa 20 mila euro all'anno e il Comune ha deciso di tagliare una spesa non più necessaria. Alessandro Petrini

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