Il Tirreno

Lucca

Pochi agenti e anche poca benzina

Luca Tronchetti
Auto delle Volanti nel piazzale della questura (Vip)
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Auto delle Volanti nel piazzale della questura (Vip)

Il sindacato Sap: è sempre più difficile il lavoro della polizia

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 LUCCA. Novanta agenti in meno in tre anni, parco auto con macchine che risalgono anche al 1993. E poi carenza di moderni mezzi tecnici e persino il carburante che scarseggia e i soldi per le riparazione e il cambio dei pneumatici o di pezzi del motore che tardano ad arrivare. Con ispettori e poliziotti costretti ogni tanto ad usare la propria macchina per effettuare pedinamenti e controlli. È il quadro, poco edificante, della polizia lucchese tracciato da Camillo D'Ovidio, segretario provinciale del Sap (sindacato autonomo di polizia). «Viste le tante promesse non mantenute dei vari governi e la crisi economica galoppante non resta che la riunificazione delle forze dell'ordine (polizia, carabinieri, finanza, forestale, ecc) per razionalizzare al meglio le poche risorse disponibili» la proposta del segretario del Sap.  ORGANICO RIDOTTO  Un dato per tutti: 260 poliziotti in organico in questura nel 2008, 170 nel 2011. «Numeri che parlano da soli. - sottolinea D'Ovidio - Il tutto aggravato dalla mancata assunzione di nuovo personale con l'età media degli agenti in servizio che avanza di anno in anno. Morale? È capitato che non vi siano uomini per assicurare una seconda volante con alcune auto che risalgono al 1993 e hanno già percorso 250mila chilometri. Ne arriva una nuova ogni tre anni che, logicamente, va in carico al reparto volante. E i reparti investigativi sono costretti a utilizzare anche i mezzi propri per portare avanti inchieste delicate. Anche l'organico della Mobile, il fiore all'occhiello di ogni questura, si è ridotto nel corso del tempo: dai 24 del 1998 ai 18 attuali. Tenendo ben presente che oggi le indagini sono più complesse, il crimine è meglio organizzato e dispone di mezzi più sofisticati e maggiori garanzie, dettate da nuove leggi che tutelano assai più che in passato persone sottoposte a misure detentive».  STOP AI SACRIFICI  Adesso si paventano nuovi sacrifici con ulteriori tagli al comparto sicurezza: «I nostri stipendi sono bloccati da anni e gli straordinari, oltre un certo tetto, non ci vengono pagati. Chiedere alle forze di polizia altre rinunce a fronte di normative che ci penalizzano sarebbe difficile da accettare. A questo punto non resta che una strada: l'accorpamento attraverso la rivisitazione della legge 121 sul riordino delle forze di polizia. Inutile tenere in piedi due apparati di polizia scientifica (carabinieri e polizia di Stato) o impiegare quattro piantoni 24 ore su 24 per i presidi fissi (prefettura, questura, comando della polstrada e settore amministrativo a Borgo Giannotti). C'è demotivazione nel corpo di polizia. Il tessuto della microcriminalità è profondamente cambiato e l'imbarbarimento dei costumi sta portando ad un'avversione per il rispetto delle regole a cui non corrisponde una certezza di pena anche per i reati minori. Chi quotidianamente deve far fronte all'ordine pubblico si trova senza strumenti di difesa e in balia di chi ti sta davanti. Non ha senso avere in dotazione una pistola con quindici proiettili per difenderci da ubriachi e violenti. Meglio dotarsi di spray urticanti e di cannoni ad acqua per disperdere i facinorosi durante manifestazioni di protesta o situazioni difficili».  RISORSE DISTRATTE  Una stoccata del segretario del Sap arriva anche alle amministrazioni pubbliche. «Il Governo destinò milioni di euro a comuni, province e regioni per il comparto sicurezza. Mi chiedo con quali risultati. A Lucca, per esempio, le telecamere, fondamentali per scoprire gli autori di taluni reati, nella stragrande maggioranza dei casi non funzionano. In altre città non sono nemmeno state installate. Il controllo di questi mezzi elettronici torni alle forze di polizia che saprebbero gestirli con maggior efficienza e scrupolo».

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