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Lucca

Perse oltre 100 aziende dal 2009

Perse oltre 100 aziende dal 2009

La Scuola edile propone uno sportello di consulenza per le riscossioni

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 LUCCA. Un'iniziativa potrebbe essere lo sportello di consulenza per garantire alle imprese il saldo (veloce) dei lavori. Ma per uscire dalla crisi - aggravata dal patto di stabilità più rigido - all'edilizia occorre altro. Servono formazione e fabbricati di qualità. Con gli enti che pagano i lavori dopo 8-10 mesi - dice Valerio Vezzosi, direttore della Scuola edile - le imprese devono andare incontro alla nuova domanda.   Oggi si devono costruire case rifinite bene, ad alto risparmio energetico. Solo così - insiste Vezzosi - potrà essere frenata la picchiata del settore che in un anno e mezzo ha perso 110 aziende e 250 addetti.  Le cifre della Cassa edile parlano chiaro: nel 2009, l'edilizia vantava 1.150 aziende «strutturate, piccole, ma in regola, con una media di 4 operai»; oggi ne sono rimaste 1.040. Nel 2009 c'erano circa 4.400 addetti che oggi sono scesi a quota 4.150. A fare le spese di questa situazione, sono soprattutto gli stranieri: nel 2009 erano 2.127, oggi sono 1.719. «E questi dati - sottolinea Vezzosi - si riferiscono alle persone assunte con regolare contratto, alle aziende registrate. Se consideriamo anche il sommerso, il lavoro nero, le imprese con 1 solo addetto a partita Iva la situazione diventa ancora più drammatica».  Il dato grave - prosegue il direttore della Scuola edile - è che a pagare le conseguenze della crisi sono le imprese che hanno sempre lavorato in modo corretto «perché soffrono dei ritardati pagamenti dovuti al patto di stabilità che frena perfino i Comuni virtuosi. O perché non hanno alcuna arma per pretendere di essere pagati in tempi brevi dalla committenza privata, sempre pronta a contestare un intervento per rimandare la liquidazione di una fattura o per evitare di saldare un lavoro». La situazione - ammette Vezzosi - non può «essere risolta dalla Scuola edile che ha come compito di offrire servizi alle imprese, formare il personale, assicurare la qualità degli interventi. Urge un'iniziativa della politica» che finora non c'è stata. Qualche iniziativa, comunque, può essere assunta anche dalla Scuola. Compresa l'apertura di uno sportello «per l'assistenza al contenzioso. E garantire una rapida riscossione. Per quanto - insiste Vizzosi - dovrebbe essere il legislatore a proporre norme per imporre il pagamento dei lavori in 2-3 mesi al massimo». In mancanza di una normativa del genere, Vizzosi ricorda che la Scuola edile già tiene corsi nei quali si impara «come stendere un accordo, come deve essere un contratto con un ente pubblico, come ottenere il saldo di un conto in sospeso».  Allo stesso tempo, però - osserva Vezzosi - è anche necessario che le imprese modifichino il modo di costruire, tenendo conto del fatto «che con un mercato dell'edilizia privata fermo come quello attuale la domanda diventa sempre più esigenze. E non sempre trova quello che cerca. Ovvero, costruito di qualità sul quale diventa più difficile anche aprire un contenzioso. È un dato di fatto, ad esempio, che imprese che hanno fino a 60 appartamenti invenduti, stanno rimettendo mano ai fabbricati per rifare i cappotti esterni, sostituire le finestre o le caldaie». Su come migliorare la qualità del costruito - conclude Vezzosi - può intervenire da subito la Scuola edile «con corsi di formazione sui nuovi materiali, sulle nuove tecniche di costruzioni, sulle case a risparmio energetico, su appartamenti adeguati alle esigenze degli anziani. In sostanza, noi possiamo offrire una formazione per andare oltre l'offerta standard dell'edilizia residenziale». i.b.

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