Finanza
Crisi, le ditte non hanno soldi per le tasse
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Antonella Gabbriellini, presidente di Cna CostruzioniGli enti pagano con grande ritardo, niente liquidità per versare l'acconto del 2012
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LUCCA. L'ultima frontiera della crisi è stata raggiunta pochi giorni fa. Venerdì, per la precisione. Il 5 agosto molte imprese edili non sono riuscite a pagare l'acconto sulle tasse del 2012. Non hanno liquidità. Non ce la possono avere - denuncia Antonella Gabbriellini, presidente di Cna Costruzioni - perché gli enti locali, ormai, pagano a 10 mesi, quando fino al 2010 la liquidazione avveniva, mediamente, in 90 giorni. In un anno la situazione è precipitata. Stretti i cordoni della borsa, irrigiditi i parametri del patto di stabilità, le imprese che si occupano di lavori pubblici si sono trovate strangolate in un meccanismo perverso: i fornitori dei materiali vogliono essere liquidati in 30 giorni ma le ditte riscuotono a 300 giorni. Nel mezzo c'è un sistema bancario che non aiuta. E anche la convenzione con gli istituti di credito proposta dal Comune «serve, ma è un palliativo». Come dimostra la perdita del 16% di addetti del settore dal 2008 a oggi e la cessazione (nello stesso periodo) del 15% di imprese edili. «La sostanza del problema - dice Antonella Gabbriellini - è questa: noi possiamo ottenere dalle banche un anticipo sulle fatture pari, al massimo, all'80% del valore della fattura. Per cui se avanziamo 100mila euro da un ente, la banca ci può anticipare fino a 80mila euro. E ci anticipa le somme per un periodo medio di 4 mesi, che può diventare di cinque o di sei in condizioni molto particolari. E, comunque, al termine di questo periodo, si deve restituire alla banca la cifra anticipata (maggiorata degli interessi) anche se non siamo riusciti a farci liquidare dall'ente debitore». Ci sono, poi, altre difficoltà. Non ultima - prosegue Antonella Gabriellini - il fatto che l'anticipo «non viene concesso dalle banche a tutti nella stessa misura. Molto dipende dallo stato di salute dell'azienda, dal suo fatturato, dal numero degli addetti e così via. Quindi, per ottenere i soldi e garantirsi una certa liquidità non basta esibire alla banca la nota con la quale il Comune certifica l'esistenza del credito». Occorre dimostrare, in pratica, di essere un'azienda solida. Ma la solidità è minata proprio dai crediti che si riscuotono con molto ritardo dagli enti locali. «Con lo stesso ritardo - ammette Antonella Gabbriellini - riusciamo ad avere la documentazione sul credito vantato da portare alla banca per l'anticipo. In base alla convenzione, l'iter è più o meno questo: la banca scrive al Comune per verificare che davvero l'impresa vanto un credito; l'ente dovrebbe rispondere entro 30 giorni, ma questo termine non viene mai rispettato. Di solito, il Comune certifica il credito in 45-60 giorni, di fatto quando la fattura è tornata alla ragioneria dell'ente per la liquidazione». Questo - evidenzia il presidente di Cna costruzioni - non è un elemento da poco «visto che le banche ti concedono l'anticipo sulla fattura solo quando è stato attestato che il credito è davvero esigibile». Di conseguenza, si allungano i tempi per ottenere un po' di liquidità. Oltretutto - sottolinea Antonella Gabbriellini - questo non è un procedimento al quale ricorrere senza limiti: «Al di là dei crediti che un'impresa può vantare, le banche riconoscono un tetto massimo di anticipi da concedere. Se per 10 mesi si continuano a portare fatture, alla fine questo plafond si esaurisce. E le aziende si trovano in difficoltà. Diventando, nei fatti, le banche dei Comuni, come ha denunciato qualche giorno fa la Barsotti costruzioni». La conseguenza è il livello di crisi che non si era mai raggiunto finora. «Fino a quando i pagamenti restavano entro i 3 mesi, in qualche modo - ammette Antonella Gabbriellini - riuscivamo a farcela, per quanto negli altri paesi europei l'attesa per la liquidazione dei lavori pubblici si attesta sui 35-40 giorni. E i vari governi stanno cercando di ridurre questi tempi. In Italia avviene in contrario. E lo Stato non ti dà neppure la possibilità di compensare i debiti con i crediti. Mi spiego: se io devo pagare una certa cifra di tasse o di oneri e avanzo molti soldi da un ente, lo Stato dovrebbe chiedere quei soldi direttamente al mio creditore. Invece, dalle aziende si vogliono subito quei soldi che dagli enti riscuotiamo in 300 giorni». La conseguenza - conclude Antonella Gabbriellini - è che non solo molte imprese il 5 agosto non hanno pagato l'acconto del 2012, ma non sono neppure «riuscite a pagare il saldo del 2010. A conferma che la situazione ormai è sfuggita di mano alla politica. Le azioni finora intraprese (come la convenzione con le banche del Comune di Lucca) hanno aiutato a posticipare le difficoltà, ma non le hanno risolte. Le imprese, infatti, stanno accumulando troppi crediti non riscossi e presto saranno schiacciate».
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