Il Tirreno

Lucca

In una lettera al partito di maggioranza relativa il sindaco ricorda le regole da rispettare nelle alleanze

Favilla insiste: Dinelli entra in giunta

Ilaria Bonuccelli
Il sindaco Mauro Favilla in consiglio comunale
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Il sindaco Mauro Favilla in consiglio comunale

No al veto del Pdl che, però, avrà il terzo assessore come concordato

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LUCCA. Il tono dell'incontro fra il sindaco e Riccardo Migliori, coordinatore regionale vicario del Pdl, è stato cordiale. Ma la posizione di Mauro Favilla è ferma: il partito di maggioranza relativa avrà il suo terzo assessore, come da accordi. Ma anche Forza Lucca avrà il suo secondo uomo in giunta: l'attuale capogruppo di Forza Lucca, Maurizio Dinelli. In sostanza, Favilla ribadisce che non accetterà (né dal Pdl né da altri) veti sul completamento dell'esecutivo. Nel quale dovranno trovare posto Antonino Azzarà per l'Udc, Maurizio Dinelli, appunto, un ingegnere - come assessore tecnico - e anche un altro esponente del Pdl. Che non dovrebbe essere ripescato fra gli amministratori berlusconiani rimasti in carica fino a pochi giorni fa: Donatella Buonriposi, Filippo Candelise ed Elio Cappellini, insomma, avrebbero esaurito il loro mandato. Del resto, se il sindaco avesse voluto confermarli li avrebbe imposti in sede di confronto con il partito di maggioranza relativa: invece, Favilla ha insistito con il Pdl per portare nella nuova squadra, Letizia Bandoni, assessore alla cultura con un forte legame soprattutto con le associazioni giovanili e Lido Moschini, unico esponente in quota ad An che vanti ancora un posto di rilievo all'interno dell'amministrazione comunale.  Sull'incontro di ieri il sindaco non rilascia commenti, ma - di fatto - quello che voleva dire al Pdl l'ha scritto nella nota (anticipata dal Tirreno) inviata ai vertici del partito, compreso il coordinatore regionale Massimo Parisi che non si è fatto vedere a Lucca: ha delegato il confronto a Riccardo Migliori, seguendo la vicenda da Firenze. Ma se anche l'incontro di ieri è considerato "interlocutorio" dal Pdl, il partito è informato sulle intenzioni del sindaco. Che da giorni spiega la necessità di ciascun partito di fare i conti con le richieste degli alleati. Questa è proprio la ragione per la quale Favilla ha accettato di non riconfermare alle finanze Giovanni Pierami, che gode di scarse simpatie all'interno dei gruppi consiliari di maggioranza. Parimenti, però, il sindaco non ammette il veto del Pdl su Dinelli. «In effetti - conferma il sindaco - io avrei voluto confermare Pierami, al contrario di quello che volevano altri partiti. Ma capisco che quando stringi un'alleanza tratti con le forze della coalizione e accogli le varie richieste. Devi, insomma, guardare all'alleato con attenzione e disponibilità. Lo dimostra il premier Berlusconi che nella squadra di governo tiene anche alcuni pesi morti o negativi: è il fio da pagare per il mantenimento delle alleanze».  Al Pdl, però, questa filosofia sembra andare stretta. La difficoltà ad accettare Dinelli in giunta non è legata solo alla scelta di uscire dal Pdl, dopo la rottura consumata con l'ex assessore all'istruzione Donatella Bandoni, sulla revisione delle tariffe per le mense. Il veto è legato soprattutto alla querela per diffamazione che i vertici provinciali del partito hanno presentato contro il capogruppo di Forza Lucca per alcune dichiarazioni politiche. Ma a Favilla questa considerazione non sembra importare molto. Anche perché all'interno del gruppo consiliare, sono soprattutto Franco Fabbri e il nuovo capogruppo Giancarlo Ramacciotti a sostenerla. Gli altri consiglieri del Pdl, sentiti uno ad uno, e gli esponenti degli altri partiti, Udc in testa, non hanno particolari obiezioni da opporre alla nomina di Dinelli. Purché il sindaco completi in fretta la giunta e si metta a lavorare per gli ultimi mesi di mandato.  Dinelli, dunque, farà parte della giunta che chiuderà la legislatura. E ne farà parte a pieno titolo fino alla fine del mandato, anche se non avrà la delega ai lavori pubblici, destinata all'assessore tecnico. Comunque, non c'è alcuna intenzione da parte del sindaco di nominarlo e poi di revocargli l'incarico nel giro di un mese o due allo scopo di togliere dal consiglio comunale il politico che, nell'ultimo anno, ha creato più problemi alla maggioranza di quanto non abbia fatto l'opposizione di centrosinistra.

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