Il dolore
La lotta col serpente, poi la cattura
Barbara Antoni
Ha morso l'erpetologo e una guardia ecozoofila. Ora è in una teca
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LUCCA. La femmina di boa constrictor Imperator Xl, due metri e ottanta centimetri di lunghezza, è stata catturata a mezzanotte, sul greto del torrente Visona, ora asciutto, in zona Castelvecchio di Compito, nel Capannorese. L'ha bloccato con le sue mani l'erpetologo (e volontario dell'Anpana, associazione protezione animali ambiente natura) Cristiano Pacini, 42 anni, grande esperto di serpenti, che da domenica pomeriggio, con altre tre guardie ecozoofile, era accampato sotto una tenda nella campagna di Castelvecchio di Compito, dove il boa era stato avvistato da più persone. L'animale non voleva saperne di farsi prendere, racconta Pacini, e con tutta la sua forza ha cercato di svincolarsi dalla sua presa alla testa. Gli si è avvinghiato a un braccio, stringendolo fino a dare la sensazione di scoppiare, poi lo ha morso alla caviglia. Una stretta che gli ha comportato sette giorni di prognosi, secondo i sanitari del pronto soccorso dell'ospedale Campo di Marte. E per il morso, racconta ancora l'erpetologo, nonostante non fosse velenoso, dovrà assumere per giorni antibiotici specifici. «È stato morso dal boa anche uno dei miei tre colleghi del campo base - racconta ancora l'esperto -, la guardia ecozoofila Igor Marchetti, mentre stavamo portando il boa nella teca presso la nostra sede. Anche lui dovrà seguire la stessa profilassi». La cattura è avvenuta dopo ore di appostamenti compiuti dal nucleo dell'Anpana nella campagna di Castelvecchio, dove comunque si trovano abitazioni in cui vivono famiglie con bambini. Del gruppo facevano parte anche Francesca Cetera, dell'Anpana di Pisa, esperta in cattura di rettili, e Rino Campobassi, presidente territoriale dell'Anpana sempre di Pisa. Per individuarlo è stato utilizzato un sistema di avvistamento satellitare, che Pacini conosce bene per la sua passata esperienza in aeronautica. «Abbiamo atteso che il serpente uscisse allo scoperto, in una zona dove fosse più facilmente raggiungibile. Appena l'ho afferrato, ha cercato di fuggire. Aveva una forza smisurata, era particolarmente aggressivo, ma ho cercato di non mollare: se fosse fuggito non si sarebbe più fermato nella zona, in cui si trovava da tempo. È così per questi animali: il tentativo di cattura fa cambiare loro zona». La particolare aggressività dell'animale è un dettaglio che induce Pacini a pensare che l'esemplare di boa non provenisse da un allevamento ma da uno stato selvaggio. I serpenti nati negli allevamenti hanno un carattere più docile, sottolinea. Motivo per cui, è possibile che chi l'ha acquistato e poi liberato nell'ambiente lo avesse reperito «sul mercato clandestino. Il carattere del boa catturato - continua Pacini - mi fa pensare che fosse stato importato dal paese di origine, che potrebbe essere il Nord Africa come l'America centrale o l'Australia, comunque a latitudini equatoriali. L'esemplare che abbiamo catturato è di un tipo abbastanza comune, ma ha una colorazione particolare, chiara che alla luce diventa madreperlata. Orientativamente, può avere un prezzo che si aggira intorno ai 500 euro». Adesso il boa Imperator Xl si trova in una teca presso la sede dell'Anpana, dove rimarrà finché «la procura non avrà chiuso le indagini sulla sua provenienza, poi sarà affidato a un centro specializzato. Chi lo ha abbandonato puà essere accusato di abbandono e maltrattamento di animale oltre che di pericolo per l'ordine pubblico». È sempre più frequente il ritrovamento di serpenti sul territorio lucchese e dei comuni limitrofi. Risultato, sostiene l'erpetologo, di un'abitudine sempre più diffusa a mettersi in casa rettili, che per legge devono avere la certificazione Cites. «Sarebbe necessario il microchip - conclude Pacini -, così potremmo risalire ai proprietari». (altro servizio a pagina 11)
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