Lutto
Gli enti locali non pagano In ginocchio le ditte edili che realizzano i lavori
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Sauro Barsotti, titolare di Barsotti costruzioni4 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Sauro Barsotti non si nasconde. In un certo momento la sua impresa edile, una delle più importanti della Lucchesia, ha avuto difficoltà a fronteggiare alcuni impegni. Problemi di liquidità, non di patrimonio, legati soprattutto ai ritardati pagamenti degli enti locali, compresi i Comuni di Lucca e Massarosa. Sono proprio questi ritardi - denuncia l'imprenditore - a mettere in ginocchio molte imprese. L'ultima, in ordine di tempo, è stata la Lencioni, il colosso nel settore della lavorazione del metallo: ha dichiarato il fallimento, mentre avanzava almeno un milione e mezzo dai Comuni. Fra i suoi debitori risulta anche Palazzo Orsetti. La realtà - dice Barsotti, iscritto ad Assoindustria e ad Ance, l'associazione nazionale dei costruttori edili - è che oggi le imprese sono diventate, loro malgrado, le banche degli enti locali: aspettano in media da 8 a 12 mesi per riscuotere. Addirittura, alcuni Comuni per rispettare il patto di stabilità dei bilanci, nei primi tre mesi di quest'anno hanno pagato lavori svolti nel 2010, ma da aprile hanno chiuso i rubinetti. E ricominceranno a liquidare le fatture solo a gennaio. Il dato è così noto che la Provincia qualche giorno fa, in deroga ai parametri imposti dal patto di stabilità dei conti pubblici, ha deciso di stanziare 3,5 milioni per saldare le imprese che hanno lavorato per l'amministrazione con regolare appalto. Ma è un provvedimento che da solo non basterà. Barsotti, lei è titolare di una ditta sana che, però, ha attraversato un momento di difficoltà per i ritardati pagamenti degli enti locali. Il suo è un caso isolato? «Direi proprio di no. Semmai la nostra è una situazione fortunata perché la ditta finora è riuscita, anche se a fatica in alcuni momenti, a mantenere tutti i lavoratori (circa 42 fra operai, amministrativi e indiretti) e a pagare i conti. Ma non per tutti è così. Chi lavora con gli enti pubblici, oggi aspetta in media 8-12 mesi per essere liquidato. E se anche la normativa attuale impone agli enti di riconoscere gli interessi per i ritardati pagamenti, sono sempre cifre risibili. Perciò, se la situazione non dovesse cambiare anche noi dovremmo mandare a casa una squadra di operai, malgrado le commesse già ottenute». Ma la vostra categoria non fa nulla? «Ance sono almeno due anni che denuncia il totale fallimento del governo per le politiche di settore». La situazione locale è grave come quella nazionale? «È di sicuro a rischio. In provincia ci sono circa 10mila aziende edili, la maggior parte delle quali è composta da 1, 2 o 3 addetti. Con i ritardati pagamenti degli enti pubblici, le ditte si indebitano per portare avanti l'appalto, fino a quando non riescono più ad arrivare a fine mese. L'ampiezza del fenomeno si vedrà a settembre quando molte imprese rischieranno di non riaprire». Il quadro è davvero così ner? «Sì. Ed è aggravato anche dalla situazione creditizia. Le nostre banche, infatti, hanno tirato un po' i remi in barca. Anche per le disposizioni più restrittive, rischiano meno. Con poche eccezioni. Eppure il sostegno delle banche è sempre più necessario anche alla luce delle previsioni di crisi per l'edilizia: le nostre indagini annunciano, infatti, due anni ulteriori di lacrime e sangue. Ìnvece, ci sono istituti che chiedono il fallimento di un'azienda che vanta un credito da riscuotere che magari è il doppio del passivo lamentato». Scusi, ma come se ne esce? «Cambiando strategia, dal governo centrale ai Comuni. Il cambiamento è sollecitato da tutti: dai sindacati, dalla categoria, perfino dalla Curia. Eppure anche a Lucca si è lasciato costruire senza programmare: oggi ci troviamo con circa 10mila abitazioni invendute. Eppure, si sono appoggiati tentativi e forzature portati avanti da grandi gruppi per continuare a costruire. L'esempio di Valore è davanti a tutti com le operazioni di S. Anna e dello stadio. Ma invece di far consumare nuovo territorio, i Comuni dovrebbero favorire il recupero dell'esistente». Basterebbe una nuova politica urbanistica ad alleggerire la crisi? «Sarebbe un passo. Poi bisognerebbe che i tecnici delle pubbliche amministrazioni si impegnassero di più a risolvere i problemi delle imprese invece di aggravarli, come spesso accade. Dal canto loro, le aziende lucchesi dovrebbero superare l'individualismo che le caretterizza e che ha impedito di raggrupparsi per cercare di ottenere qualche appalto del Piuss, il piano (da 50 milioni di euro) di riqualificazione del centro storico. La priorità, però, è che gli enti locali paghino in tempi certi e brevi. È inconcepibile disperdere, oltre ai posti di lavoro, un patrimonio di aziende di tradizione, come la Lencioni». I.B.
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