Il Tirreno

Lucca

L’avvistamento del boa nel Compitese suscita nuove angosce

Allarme per i serpenti

Il campo base delle guardie dell’Anpana a caccia del boa
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Il campo base delle guardie dell’Anpana a caccia del boa

Caccia a chi lascia i rettili nei campi

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 LUCCA. Ha superato la soglia di guardia la tensione per i continui ritrovamenti di serpenti, spesso pericolosi. Nell'estate del 2010 per giorni le cronache riportarono per giorni le notizie degli avvistamenti e dei ritrovamenti di rettili la cui vista aveva messo in allarme la popolazione.  Si cominciò il 29 giugno con un pitone reale di 130 centimetri avvistato nei giardini dietro l'obitorio per arrivare nell'agosto al recupero di un boa nel fosso nei pressi di un circolo a Pieve San Paolo (era lungo un metro e venti) e di un altro pitone reale (lungo un metro) catturato a San Leonardo in Treponzio.  Quest'anno, prima dell'avvistamento del boa a Castelvecchio di Compito, nel mese di maggio nella stessa casa di S. Anna erano uscite dal water, in tempi diversi, due bisce e un serpente corallo di mezzo metro, non velenoso. Un mese fa, al Circolo del Tennis di Vicopelago, era comparso nelle cucine un rettile esotico della famiglia dei lampropeltis.  Non era velenoso, ma aveva spaventato a morte le persone che se lo erano trovate davanti. Le guardie dell'Anpana e gli erpetologi avevano alla fine attirato il serpente in una trappola, costringendolo poi a rifugiarsi in un bosco, nel quale sono riusciti a catturarlo qualche giorno fa.  Ieri l'avvistamento di un altro boa nel Compitese.  Sembra proprio che non ci sia modo di individuare gli scriteriati che - avendo preso probabilmente rettili di contrabbando, non denunciati - decidono alla fine di disfarsene o, più probabilmente, ne perdono le tracce non preoccupandosi di controllarli a dovere. Dopo il ritrovamento a S. Leonardo in Treponzio ci furono accurate indagini e segnalazioni alla Procura, ma mai si è arrivati a rintracciare i proprietari del rettile ritrovato.  Un'altra ipotesi al vaglio degli inquirenti era stata quella di un allevamento clandestino per il mercato parallelo, ma anche in questo caso non sono state trovate conferme alle supposizioni.  Resta il fatto che la popolazione delle zone in cui i rettili vengono avvistati vive in stato di allarme. Le famiglie mandano malvolentieri i ragazzi nei boschi e nella campagna, ma anche gli adulti - agricoltori compresi - si muovono con un senso di fastidio e sono molto più guardinghi.  L'augurido è che si riesca finalmente a trovare i responsabili e ad infliggere loro le pene severe previste dalla legge. ALTRO SERVIZIO A PAGINA 3

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