Il Tirreno

Lucca

Del Ghingaro (primo cittadino di Capannori) sprona la società civile a impegnarsi per arrestare il declino

«Serve un progetto per aprirsi alla modernità»

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 LUCCA. «Lucca chiusa dentro le Mura è da troppo tempo ripiegata su se stessa. Deve tuffarsi nella modernità se vuole uscire dalla crisi e arrestare il declino». È il giudizio che, da "osservatore esterno", della situazione politico-amministrativa del capoluogo dà il sindaco di Capannori, Giorgio Del Ghingaro, per il quale c'è anche bisogno di una riscossa civica dei lucchesi e di una forte spinta al cambiamento da parte della società civile.  Per Del Ghingaro Lucca oggi è incapace di cogliere le trasformazioni economiche e sociali che modificano il tessuto culturale e imprenditoriale di una comunità: «Tanti sono gli esempi - dice - dalla situazione della Cassa di Risparmio di Lucca alle vicende della Lucchese, dalla fuga della Banca d'Italia, alla carenza di iniziative innovative di livello, dalla presenza di un turismo mordi e fuggi che tocca la città, ma non porta il valore aggiunto meritato, alla perdita di appeal da parte del sistema della ricerca. Ma ancora di più pesano i deficit infrastrutturali, le incertezze comprensoriali sulla gestione dei rifiuti urbani e industriali, la timidezza rispetto allo sviluppo delle energie alternative, i tentennamenti rispetto ad una modifica dell'impostazione del welfare locale e collegato a quella della sanità».  Per il sindaco di Capannori la situazione richiederebbe una terapia d'urto in grado «di scuotere il torpore che sta addormentando la città, per restituire ai lucchesi il prestigio che loro compete». E di fronte ad una città senza anima, entra inevitabilmente in gioco la classe dirigente, fino ad oggi incapace, per Del Ghingaro, «di misurarsi con i cambiamenti, pronta a tamponare le emergenze che di volta in volta si sono presentate, senza riuscire a prevenire, con soluzioni moderne e innovative, le trasformazioni in arrivo. Quando, infatti, la politica mantiene lo status quo, senza alcun slancio propositivo, senza alcun progetto politico e amministrativo serio e credibile, il territorio ci rimette. Perché è evidente che oggi, conservare non basta più e senza una visione ampia e lungimirante si rischia di far finta di voler chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati e non è possibile riportarli indietro. E secondo me non basta l'intelligenza e la scaltrezza di un politico vero come Favilla, perché questo esercizio di stile rimane fine a se stesso. Mi sembra che questo incedere a ritroso faccia perdere punti al territorio, ci sminuisca al confronto di altre realtà e ci releghi in una stagnazione socioculturale pericolosa dalla quale è difficile intravedere l'uscita. Una città europea ha bisogno di una mentalità dinamica e aperta, ha bisogno di rispetto della tradizione senza arroccarsi nella difesa di posizioni anacronistiche, ha bisogno di aprirsi ai cambiamenti culturali e sociali, pur mantenendo saldi i valori di quell'identità che rappresenta un patrimonio condiviso».  Per Del Ghingaro manca, in sostanza, «un progetto politico e amministrativo di ampio respiro, in grado di rompere l'equilibrio creato dalla conservazione di tanti piccoli poteri, che ledono l'affermarsi del potere più alto della città».

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