Il Tirreno

Lucca

Steccone, altri controlli sugli inquinanti

Ilaria Bonuccelli
Il cantiere dello Steccone a San Concordio
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Il cantiere dello Steccone a San Concordio

L'Arpat ha inviato all'Asl e al Comune i risultati dei primi accertamenti

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 LUCCA. Controlli anche per tutto agosto e a settembre. Sia sulla falda acquifera che sul terreno dove sono già state trovate tracce di sostanze inquinanti e pericolose per la salute. L'Arpat proseguirà anche per i prossimi due mesi l'attività di indagine nell'area delle ex officine Italgas dove Polis, società del Comune a vocazione immobiliare, vuole costruire un complesso di uffici e negozi.  Obiettivo dell'Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente - che ha effettuato indagini anche su richiesta della Procura - è assicurarsi che l'operazione immobiliare dello "Steccone" venga portata a termine solo dopo che l'area di San Concordio sarà stata bonificata da tutte quelle sostanze che potrebbero favorire l'insorgenza di tumori se non eliminate. Non a caso Arpat ha inviato i risultati dei primi accertamenti sia al dipartimento di prevenzione dell'Asl che all'ufficio ambiente del Comune «per le valutazioni igienico-sanitarie di competenza». In effetti, il dirigente comunale dell'ufficio ambiente, Maurizio Tani, recependo le osservazioni di Arpat, ha già sollecitato un supplemento di indagine a Polis non solo sul lotto di proprietà ma anche nelle aree circostanti. L'Agenzia regionale, infatti - scrive Tani - ha accertato nell'area ex Italgas «la presenza di rifiuti, residui di antiche lavorazioni, presumibilmente contenenti contaminanti e sostanze organiche classificate come cancerogene, di cui non vi era alcun riscontro nel piano di caratterizzazione dell'area approvato dal Comune il 17 gennaio 2011 né nei documenti successivi trasmessi da Polis agli enti». Tanto che il piano di caratterizzazione (l'insieme di indagini necessarie a definire il livello di contaminazione di una zona) aveva reso «evidenti lacune e carenze tali da poter sostenere che non rispecchiasse con la precisione dovuta la situazione in cui versava l'area sottoposta a bonifica». Proprio per questo, il Comune ha subordinato la ripresa dei lavori alla certificazione dell'avvenuta bonifica dell'area, su cui indaga da circa un anno la Procura che ha anche già messo due volte sotto sequestro il cantiere di Polis per presunti reati di natura edilizia e ambientale.  L'area, dunque, è una sorvegliata speciale perché qui dal 1860 fino agli anni '70 «erano presenti attività industriali di distillazione del litantrace (carbon fossile) per l'ottenimento di gas per illuminazione. Nell'agosto del 2010, a seguito di intervento edilizio, nell'area è stato attivato un procedimento di bonifica ai sensi del Testo unico ambientale». A febbraio 2011 i consulenti tecnici di Polis «hanno dato inizio alle operazioni di caratterizzazione su cui Arpat sta effettuando i controlli. Tali operazioni, ancora in corso, prevedono carotaggi per valutare lo stato di contaminazione del suolo e un monitoraggio delle acque sotterranee. Nel corso degli accertamenti, svolti anche per conto della Procura - segnala Arpat - è emerso che in tale area erano ancora presenti le fondamenta e le pavimentazioni relative alla struttura che ospitava i vecchi forni di distillazione del litantrace utilizzati nel primo periodo dell'attività». In questa zona «indagata solo in parte è stato rilevato che, in alcuni punti all'interno delle strutture - spiega Arpat - sono ancora presenti residui degli antichi scarti di lavorazione, prevalentemente riconducibili a sostanze di natura catramosa-bituminosa. Tali catrami sono costituiti principalmente da sostanze in cui i contaminanti tipici sono gli idrocarburi policiclici aromatici, fenoli e metalli pesanti», sostanze che - secondo studi scientifici - hanno «noti effetti negativi sull'ambiente e sulla salute umana». Gli accertamenti in corso - conclude Arpat - servono proprio a individuare «zone in cui sono ancora presenti tali residui o dove vi sia ancora terreno contaminato, per le successive operazioni di rimozione e bonifica».

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