Sicurezza
Steccone verso la proroga delle indagini
Ilaria Bonuccelli
La Procura ha già avanzato la richiesta per il cantiere di Polis alla ex Gesam
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LUCCA. Non si fermano le indagini sullo Steccone: la procura ha chiesto una proroga di 6 mesi sul cantiere aperto da Polis nell'area ex Italgas dove sarebbero presenti sostanze, residue dell'antica lavorazione, tossiche per la salute pubblica. L'inchiesta della Procura è partita l'anno scorso. E già una volta, in autunno, erano stati messi i sigilli al cantiere di San Concordio avviato da Polis - società del Comune a vocazione immobiliare - per realizzare un complesso di uffici e negozi al posto della vecchia sede della circoscrizione e di Gesam, l'attuale società pubblico-privata del gas. Poi, ravvisando la possibilità che fossero stati commessi reati ambientali (come l'omessa bonifica di un sito inquinato), a gennaio l'area è stata di nuovo sequestrata. I sigilli sono scattati pochi giorni dopo che la conferenza dei servizi aveva approvato il piano di caratterizzazione, l'insieme delle indagini necessarie a definire lo stato reale di contaminazione dell'area di San Concordio e, in seguito, a formulare il piano di bonifica. In realtà, il gip - Marcella Spada Ricci - in quell'occasione non ha convalidato il sequestro del cantiere, sostenendo che la situazione ambientale fosse immutata rispetto a pochi mesi prima, quando i sigilli erano stati tolti. Questo, però, non ha fermato l'azione della Procura che, sempre a gennaio, pochi giorni dopo il sequestro del cantiere, ha indagato i vertici di Polis per abuso d'ufficio: secondo l'accusa - che si riferisce anche a un pronunciamento dell'Autorità di vigilanza sui lavori pubblici - la non avrebbe potuto assegnare i lavori edili a Cipriano costruzioni (ex socio di minoranza della Lucchese calcio) se non in violazione dei principi di imparzialità, parità di trattamento e trasparenza. All'epoca dell'affidamento - che secondo la Procura sarebbe dovuto avvenire tramite gara e non con procedura negoziata - l'amministratore unico di Cipriano costruzioni, Giuliano Giuliani, era ancora nel consiglio di amministrazione di Polis e quindi ci sarebbe stato un palese conflitto di interessi. Non solo. La Procura ha anche affidato ad Arpat - l'agenzia regionale per la tutela dell'ambiente - un'indagine suppletiva sull'area dell'ex Italgas per verificare la presenza di sostanze nocive alla salute pubblica. Le conclusioni di Arpat sono chiare, come riporta anche il Comune in una determina di pochi giorni fa: Polis dovrà effettuare indagini suppletive perché nell'area sarebbe stata rilevata «la presenza di rifiuti, residui di antiche lavorazioni, presumibilmente contenenti contaminanti ovvero idrocarburi aromatici, fenoli e altre sostanze organiche classificate come Cmr (cancerogeni, mutageni riproduttivi) dei quali non vi era alcun riscontro nel piano di caratterizzazione dell'area approvato dal Comune il 17 gennaio né nei differenti documenti successivi, trasmessi da Polis agli enti». Non a caso, in sede di attuazione, il piano di caratterizzazione aveva reso «evidenti lacune e carenze - si legge nell'atto del Comune - tali da poter sostenere che lo stesso piano non rispecchiasse con la precisione dovuta la situazione in cui versava l'area sottoposta a bonifica». Perciò già a maggio il Comune aveva chiesto a Polis di ripresentare il piano di caratterizzazione approvato da una conferenza dei servizi il 6 luglio a condizione, fra l'altro, che Polis esegua nuove indagini, estendendole anche in terreni al di fuori dei confini del proprio lotto.
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