La manifestazione
Steccone, chieste altre verifiche
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Larea dello Steccone alla ex Gesam Polis deve adottare nuove misure per la salubrità dell'area
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LUCCA. A San Concordio, nell'area della Gesam, ex sede delle officine Italgas, ci sono «rifiuti, residui di antiche lavorazioni» che «presumibilmente» contengono elementi contaminanti oltre «a sostanze organiche classificate come cancerogeni e mutageni riproduttivi». Per questo, Polis spa - proprietaria del lotto - dovrà effettuare un supplemento di indagine. E adottare nuove misure. Questo stabilisce il Comune dopo l'indagine condotta dall'Arpat per conto della Procura sull'area nella quale Polis sta realizzando un'operazione immobiliare di dimensioni importanti. Questa indagine, infatti - si legge nella determina del dirigente all'ambiente, l'architetto Maurizio Tani - ha accertato «la presenza di rifiuti, residui di antiche lavorazioni, presumibilmente contenenti contaminanti ovvero idrocarburi aromatici, fenoli e altre sostanze organiche classificate come Cmr (cancerogeni, mutageni riproduttivi) dei quali non vi era alcun riscontro nel piano di caratterizzazione dell'area approvato dal Comune il 17 gennaio 2011 né nei differenti documenti successivi, trasmessi da Polis agli enti». In sede di attuazione, il piano di caratterizzazione aveva reso «evidenti lacune e carenze tali da poter sostenere che lo stesso piano non rispecchiasse con la precisione dovuta la situazione in cui versava l'area sottoposta a bonifica». Perciò già a maggio il Comune aveva chiesto a Polis di ripresentare il piano che è stato approvato da una conferenza dei servizi indetta il 6 luglio. Ma l'approvazione è subordinata a una serie di prescrizioni e di condizioni da rispettare. Intanto - scrive il dirigente del settore ambiente - «si ritiene indispensabile che Polis effettui una ricostruzione delle attività svolte sul sito in base a tutte le informazioni storiche in suo possesso, in maniera più puntuale possibile poiché che piano di caratterizzazione approvato (a gennaio) non era stata fatta menzione delle ricerche archeologiche effettuate nel sito del 2009 che avevano già portato alla luce i vecchi forni». Perciò - sottolinea Tani - è «necessario che il piano porti a conoscere lo stato qualitativo di tutti i terreni potenzialmente interessati dalla presenza di residui delle antiche lavorazioni, indipendentemente dall'attuale confine di proprietà». Con queste premesse - prosegue la determina - «non si ritiene di poter validare le conclusioni tratte a seguito del rinvenimento del superamento di certi parametri nelle acque prelevate dal piezometro vecchi "S8" e si resta in attesa di ulteriori analisi previste, oltre che della realizzazione del nuovo piezometro». Oltre a questo - precisa il Comune - dopo le indagini integrative proposte, Polis dovrà anche presentare una comunicazione (da sottoporre all'approvazione di Arpat) con l'individuazione dei pozzi e la realizzazione di piezometri a monte dell'area «finalizzata alla valutazione di particolari contaminanti rilevati dalla ditta e da Arpat». Inoltre, la ditta dovrà anche presentare «una proposta per la valutazione della contaminazione delle acque sotterranee al di fuori del sito». Infine, «considerata la natura tossicologica dei composti presenti nell'area dei vecchi forni», la conferenza dei servizi «ritiene necessario che siano messe in atto tutte le misure di prevenzione per gli operatori professionalmente esposti nell'ambito delle future operazioni. Perciò il piano di sicurezza dovrà essere coerente con il rischio chimito presente». Perciò, la conferenza dei servizi ritiene opportuno che «sia data preventiva comunicazione al settore Prevenzione e sicurezza sul lavoro dell'Asl».
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