Sicurezza
Pareri veloci solo su pratiche istruite bene
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La veduta dallalto della città La Sovrintendenza: «La richiesta di integrazioni causa un inutile aggravio di tempi»
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LUCCA. No al vademecum per gli interventi di minore entità. E no anche all'organizzazione di un call center per i professionisti. Tuttavia - dice il sovrintendente Agostino Bureca - c'è un modo per accelerare l'istruttoria delle pratiche edilizie per le quali è obbligatorio il parere del ministero dei Beni culturali: che il Comune invii la documentazione completa alla sovrintendenza, in modo da evitare la richiesta di integrazioni che comportano un «inutile aggravio di tempi». A sollevare il problema dei rapporti complicati fra tecnici e Sovrintendenza era stato qualche giorno fa l'ordine degli architetti. E Bureca indica una serie di soluzioni da attuare per migliorare questi rapporti, tenendo conto delle carenze. «La Soprintendenza - scrive Bureca agli architetti - è a disposizione per valutate di concerto con l'ordine ulteriori servizi per facilitare il lavoro dei professionisti; di sicuro una maggiore consapevolezza e impegno dei professionisti nella redazione dei progetti fluidificherebbe l'iter procedimentale». AUTORIZZAZIONI PAESAGGISTICHE Per gli interventi su immobili e aree di interesse paesaggistico - ricorda Bureca - sussiste l'obbligo di ottenere la preventiva autorizzazione, tramite presentazione di documentazione indicata da una disposizione del 12 dicembre 2005. «Gli enti predisposti al controllo della completezza ed adeguatezza di tale documentazione - prosegue Bureca - sono gli enti predisposti al rilascio di tale autorizzazione ossia i Comuni. Ma spesso è necessario richiedere documentazione integrativa, con inutile aggravio dei tempi perché molto spesso la documentazione a corredo dell'istanza inoltrata dai comuni risulta carente ai fini della "verifica della compatibilità fra interesse paesaggistico tutelato e intervento progettato"». La legge, infatti - evidenzia la Sovrintendenza - dice che il Comune ha l'obbligo, entro 40 giorni dal ricevimento della domanda, di istruire la pratica e trasmetterla al ministero «con una proposta di provvedimento accompagnata da una relazione tecnica». L'ente deve rilasciare il parere vincolante nei succesivi 45 giorni per consentire al Comune di adottare il provvedimento conclusivo (conforme al parere del soprintendente). Se la Sovrintendenza non rispetta i termini, il Comune può indire una conferenza dei servizi che si deve pronunciare in 15 giorni. E se in 60 giorni il soprindente non si è espresso, il Comune «adotta comunque il provvedimento finale». Ma se i Comuni non istruiscono bene le pratiche il termine dei due mesi salta. VADEMECUM Per Bureca è impossibile che il ministero rediga un vademecum con le linee guida per gli interventi di minore entità. L'abaco sollecitato dall'ordine degli architetti sarebbe incompatibile con la normativa vigente, ispirata alla «convenzione europea del paesaggio che ha definito un nuovo concetto di paesaggio e disposto nuove regole per la tutela. Il paesaggio è individuato come "bene" della collettività, da riconoscere e proteggere giuridicamente. L'obiettivo, dunque dovrebbe essere di accompagnare i cambiamenti futuri riconoscendo le diversità e le qualità dei paesaggi ereditate dal passato». Perciò il controllo sulle trasformazioni deve avvenire «attraverso un processo valutativo nel quale il paesaggio venga riconosciuto, poi salvaguardato e gestito e progettato indipendentemente dal suo valore concreto. Tale concezione di paesaggio, si contrappone alla omologazione. La richiesta di un vademecum per alcuni interventi, fatta eccezione per quelli di piccola entità, qundi - conclude Bureca - risulta in estrema contraddizione con il quadro normativo che introduce già nella fase progettuale una metodologia basata sull'attenta conoscenza dei luoghi». I.B.
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