Il Tirreno

Lucca

La paralisi della giunta affossa la città

Marco Innocenti
Il senatore Andrea Marcucci
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Il senatore Andrea Marcucci

Marcucci: «Favilla abbia la dignità di dimettersi, l'agonia aggrava i problemi»

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 LUCCA. Non ha dubbi il senatore Andrea Marcucci: mai si è avvertito con tanta evidenza il declino della città, che non solo aumenta i disagi e disservizi per i cittadini, ma mette anche a repentaglio il futuro di tante attività imprenditoriali del commercio e dell'industria.  A giudizio del senatore (Pd) sono arrivati al pettine i nodi di 15 anni di gestione miope e profodamente sbagliata dell'urbastica e dell'organizzazione del territorio, aggravati dall'inconcludenza di una amministrazione comunale che ha come unico obiettivo quello di sopravvivere fino al voto del 2012.  «Siamo arrivati al punto, e me ne sono molto rammaricato, che il sindaco Favilla nemmeno ha partecipato all'incontro con il presidente del Banco Popolare che sanciva la fine della centralità della Cassa di Risparmio come banca della città - dice Marcucci -. Si rischia di perdere anche il direttore dell'istituto, ma Favilla ha mandato l'assessore Pierami. È lui il sindaco, perbacco: doveva pretendere che l'incontro si facesse quando tornava dalle vacanze o essere presente. Non è soltanto mia l'impressione di una città alla deriva, che perde un pezzo dopo l'altro. In tutti i campi, anche in quello sportivo: d'altra parte anche la crisi della Lucchese ha un vizio di origine, quello di aver subordinato la gestione della società alle prospettive di un business immobiliare. Per inciso, mi auguro che la proposta Maestrelli vada avanti. Io sarei disposto a dare qualche contributo».  Siamo all'emergenza?  «Difficile negarlo. Qualche iniziativa di facciata non può nascondere il danno prodotto da anni di immobilismo sui temi veri e prioritari. Oggi stare fermi non è una virtù; al contrario è il modo per essere emarginati da ogni processo di sviluppo. Un esempio di queste ore: rischiamo di perdere anche la sede della Soprintendenza, alla luce del decreto Tremonti che taglia 19 uffici retti ad interim, come Lucca. Di fronte a scenari del genere manca l'interlocutore principale: l'amministrazione comunale. Ingessata. Non c'è più tempo da perdere: le forze migliori dell'imprenditoria, del commercio, della cultura, delle professioni e della società civile devono reagire e organizzarsi perché si volti pagina, pretendendo che si prendano di petto i problemi e si risolvano».  Proposte, oltre alla critica?  «Parto da due settori fondamentali per la città e strettamente connessi: cultura e turismo, decisivi per battere la crisi al pari dell'industria e del commercio. Non è più tollerabile essere presi in giro sul rilancio del Giglio e l'adeguata promozione di Puccini, vera opportunità di rilancio. Alla presentazione del calendario della Pergola nessuno ha fatto, a Firenze, il minimo accenno ad accordi con Lucca per la gestione del Giglio. Per Puccini nessuno sa come si intenda richiamare attenzione non solo dal pubblico del Festival di Torre del Lago o dai turisti in città, ma dall'enorme bacino di melomani sparsi nel mondo. Quale programma di eventi di richiamo, ben calendarizzati, viene proposto per Puccini dopo l'apertura della casa, il 13 settembre? Possibile che non si capisca che su questi temi è necessaria una sinergia che metta in rete l'impegno di tutti i soggetti pubblici (eccezionale quello della Fondazione Cdr) e delle categorie interessate, dotandosi delle giuste competenze manageriali? Possibile che non si riesca a partire da una vera collaborazione tra Lucca, Viareggio e Torre del Lago? Noi per il centenario di Pascoli, l'anno prossimo, ci siamo mossi da tempo e avremo a Barga progetti e contributi grazie alla sinergia messa in moto con la Provincia e tutti i soggetti che possono dare una mano. Lucca cosa fa?».  Mancano pochi mesi alle elezioni. C'è ancora tempo per fare qualcosa in questo mandato?  «Non credo e sarà un problema aggiuntivo per cittadini e imprenditori. La giunta Favilla non ha avuto la dignità di prendere atto del proprio fallimento e della perdita della maggioranza, permettendo alla città di voltare pagina attraverso le sue dimissioni e il conseguente voto a giugno. Ora agonizza facendo degli escamotage per sopravvivere l'unica ragione di esistenza. La città è ferma, è bloccato anche il bilancio e il Comune non può spendere un euro. Il commissariamento è nei fatti».  Crede che l'eventuale successo di Alessandro Tambellini e del centrosinistra potrebbero portare alla necessaria inversione di tendenza? C'è chi dice che ci siano ancora incertezze, che si lavori per presentare un altro candidato con un'operazione che tenderebbe ad aggregare forze e ambienti diversi in un listone abbastanza trasversale ed eterogeneo.  «Io sono molto soddisfatto per come il Pd di Lucca, all'unanimità, ha indicato in Alessandro Tambellini il candidato sindaco. È una scelta coraggiosa e opportuna che mi trova pienamente concorde. Tambellini ricercherà la più ampia adesione sulla base del programma che presenterà e discuterà con tutte le forze politiche della coalizione e con la città. Ho apprezzato l'apertura di Tambellini che è pronto ad affrontare le primarie, se dovessero emergere altre candidature. È destituita di ogni fondamento l'ipotesi di possibili liste diverse che coinvolgano il Pd e il centrosinistra. Certe voci non riguardano il mondo che alla nostra area fa riferimento. Tambellini sarà il candidato sindaco e saprà operare il profondo rinnovamento della classe dirigente di cui la città ha bisogno, aprendosi alla più ampia collaborazione della società civile. Il dato registrato alle provinciali nel Comnune di Lucca dice che la città è pronta e aspetta questa operazione perché si riparta con un serio progetto di riorganizzazione urbanistica, di sviluppo dell'imprenditoria, di rapporto con il mondo del credito».  Vive anche a Roma, in Parlamento, una situazione analoga a quella di Lucca?  «Sì. Anche a Roma c'è un governo inesistente che non ha la dignità di dimettersi e resiste solo per garantire leggi ad personam al presidente del Consiglio. Siamo arrivati a porre la fiducia su un provvedimento, quello del processo lungo, che probabilmente distruggerà la metà dei dibattimenti in atto solo per dare una via di fuga a Berlusconi nei procedimenti che lo vedono imputato. E si assiste a ministri che parlano di rigore nella lotta all'evasione e poi pagano l'affitto al nero».

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