Il Tirreno

Lucca

Extracomunitario si sveglia dal coma e finisce in carcere per violenza sessuale su un’operaia lucchese

Arrestato per tentato stupro

Candida Virgone
Arrestato per tentato stupro

La notte di Capodanno avrebbe aggredito la donna in pineta a Migliarino

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PISA. C'è chi si sveglia dal coma dopo settimane di incoscienza e si trova davanti parenti ed amici felici e sorpresi. E c'è chi si veglia dal coma e si vede notificare un mandato di cattura. È successo ad un marocchino di 38 anni, ricoverato all'ospedale della Versilia, vittima di un tentato omicidio a maggio alla Bufalina, ultimo scenario del mercato della droga sul territorio fra Pisa e Viareggio. Si chiama Rahal Nasrallah e, nel suo passaggio da vittima a carnefice, è accusato di tentata violenza sessuale e lesioni personali gravi.  Sarebbe stato lui, secondo gli inquirenti, ad aggredire, fra il 25 dicembre e Capodanno, una operaia lucchese di 35 anni che era andata nella pineta di Migliarino con un'amica per rifornirsi di cocaina. Avrebbe tentato di violentarla dopo un pestaggio a sangue che è costato alla giovane ecchimosi su tutto il corpo e gravi lesioni al viso per le quali ha dovuto essere operata. L'inchiesta è diretta dal pm Antonio Giaconi.  Lo straniero, ridotto in fin di vita a fine maggio da una banda rivale che con la sua si contende il mercato della droga sull'asse Migliarino-Torre del Lago ed in particolare nella zona della Bufalina, colpito da un ordine di custodia cautelare emesso dal gip Guido Bufardeci, dopo il suo risveglio è stato raggiunto da una riduzione della misura, gli arresti domiciliari in ospedale, firmata dal gip Concettina Garreffa.  I fatti di cui è accusato risalgono ad una gelida serata di fine anno, quando una operaia lucchese arrivò alla pineta di Migliarino in auto con un'amica. Le due giovani donne volevano rifornirsi di droga per la serata. L'operaia scese dall'auto e si addentrò nella pineta, dove trovò Nasrallah. Lei era sola, anche lui in quel momento lo era e la pineta isolata era immersa nel buio: tutti particolari che avrebbero indotto la straniero a tentare di aggredire la giovane sconosciuta che si trovava davanti. A quel punto era scattato una sorta di massacro. Il marocchino aveva colpito la ragazza con pugni e testate al viso, le aveva stretto le mani intorno al collo, l'aveva picchiata ripetutamente su tutto il corpo, poi era riuscito a levarle pantaloni e slip e si era denundato anche lui.  A salvare però la giovane, che non riusciva a liberarsi dalla stretta di Nasrallah, fisicamente molto prestante, era stata l'amica che attendeva in auto. Non vedendo tornare l'operaia, si era inoltrata anche lei nella buia pineta per capire se le fosse successo qualcosa e si era trovata di fronte alla scena dell'aggressione. L'uomo, sorpreso dal suo arrivo e vistosi scoperto, aveva allentato per un momento la presa e questo era bastato all'operaia per riuscire a divincolarsui e a fuggire insieme all'amica raggiungendo la macchina parcheggiata sul ciglio della strada che costeggia la pineta. Terrorizzate e piangenti, le due giovani, inizialmente, non avevano il coraggio di chiedere aiuto perché non venisse fuori il motivo dela loro presenza in pineta. Poi avevano prevalso spavento e dolore.  L'operaia aveva chiamato i carabinieri al cellulare. «Hanno tentato di violentarmi e di ucciderni», aveva detto in lacrime. La giovane era stata soccorsa e poi operata all'ospedale Campo di Marte di Lucca, in particolare per la frattura dell'orbita dell'occhio sinistro. Nelle foto segnaletiche che le erano state mostrate aveva indicato con sicurezza Nasrallah, conosciutissimo dalle forze dell'ordine con almeno dieci alias per reati legati allo spaccio, ma di fatto da tempo irreperibile.  A scoprirlo era stata la sparatoria della Bufalina, dove il pusher, massacrato con bastoni e mazze chiodate e ferito al petto da un colpo di pistola, era stato ridotto in fin di vita. Il risveglio ha segnato il suo passaggio da vittima a carnefice, con la notifica delle accuse e gli arresti in ospedale.

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