Il dolore
Via i cinghiali dalle colture
Marco Innocenti
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Una coltura di granturco devastata dai cinghiali Parte l'opera di selezione per allontanare gli ungulati
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LUCCA. Stop alle scorribande dei cinghiali, proliferati a dismisura, che non solo distruggono le colture (in particolare il granturco), ma mettono a repentaglio anche le persone che vivono o frequentano le zone sulle sponde del fiume verso l'Oltreserchio e il Morianese o verso S. Anna. Diego Santi, neo assessore provinciale all'agricoltura e alla caccia, non ha tentennamenti: «Nel rispetto di quanto prevedono le leggi, la situazione di danno e pericolo, evidente, deve cessare». Dopo incontri con le associazioni dei coltivatori e dei cacciatori e colloqui con imprenditori agricoli e cittadini sul territorio, il piano elaborato dagli uffici della Provincia è pronto. «Le azioni di monitaraggio che già erano state messe in atto - spiega l'assessore - si sono purtroppo rivelate insufficienti ad arginare il fenomeno. Avevamo anche avviato gli "appastamenti" in zone mirate, nella boscalgia, al fine di indurre gli ungulati a fermarsi in quelle aree lontane da campi e abitazioni, perché lì trovavano comodamente da mangiare. Ma lo sforzo non è bastato». Dopo la battuta di febbraio nel parco fluviale i cinghiali sono tornati a scorrazzare in quella zona come e più di prima. Non c'è soluzione? «Ci siamo resi conto dell'inefficacia di misure prese una tantum. Nel rispetto del percorso previsto dalla legge, dobbiamo dare sistematicità e costanza ai nostri interventi. «Partiremo a giorni con le prime misure». Quali sono? «Avvieremo intanto battute mirate in zone specifiche per riuscire a catturare esemplari e a trasferirli in aree più adatte, dove fanno meno danni e creano meno pericoli, magari nella Valle del Serchio. «È un'impresa non facile e che comunque non può riguardare un gran numero di capi: la presenza in eccesso di cinghiali è un dato di fatto». Procederete anche ad abbattimenti? «Credo che sarà una scelta inevitabile. Gli uffici hanno già certificato che i cinghiali hanno distrutto il 40% delle colture di granturco e che ormai arrivano indisturbati negli orti, nei giardini delle case e in aree abitate e frequentate. «Con l'ufficio caccia e la polizia provinciale stiamo predisponendo interventi selettivi e mirati, immediati. Per ora non ci saranno però battute, che oltretutto creerebbero problemi di sicurezza per i cittadini. «Almeno in una prima fase procederemo attirando gli ungulati in determinati appostamenti ai margini delle colture che frequentano, sopratutto a S. Alessio e nel Morianese. Alla selezione provvederanno gli agenti della polizia provinciale che hanno dato la loro disponibilità». Non vi avvarrete dei cacciatori? «Non nella prima fase, ma è previsto il ricorso a quelli abilitati attraverso l'apposito corso per farli entrare in funzione successivamente in zone più tranquille, lontane dalle abitazioni, sempre con interventi mirati. Il monitoraggio sarà costante e avverrà secondo un piano organico che abbiamo definito». Risulta che ad aggravare i problemi ci sia anche il fatto che i cinghiali trovano facile rifugio nei pruneti e nella boscaglia cresciuta in troppe zone abbandonate o mal tenute, a cominciare proprio dal parco fluviale. Cosa intendete fare? «Stiamo già intervenendo per pulire gli argini del Serchio e chiederemo la collaborazione del Comune per agire anche nella zona di S. Anna. Agli agricoltori intanto abbiamo chiesto di attivarsi circondando le colture fili elettrici e utilizzando repellenti naturali».
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