Il Tirreno

Lucca

I cacciatori: «Non sono serviti i palliativi»

M.I.
Una squadra di cacciatori
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Una squadra di cacciatori

Le squadre aspettano la chiamata: «Non c'è tempo da perdere»

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 LUCCA. Pronte a entrare in azione, non appena sarà loro richiesto, le squadre dei cacciatori degli ambiti territoriali. Per l'ex consigliere provinciale Sisto Dati, vicepresidente dell'Atc Lucca 12, non c'è tempo da perdere.  «La situazione si è aggravata - dice Dati -. Tenete presente che un cinghiale a sei mesi già figlia e le cucciolate sono di numerosi esemplari. Fanno presto a proliferare e non ci stupiscono le segnalazioni e le proteste. I cinghiali sono animali molto intelligenti, ma anche pericolosi, sopratutto se hanno i piccoli. In parecchie zone hanno preso il sopravvento: cosa aspettiamo a intervenire, come hanno fatto in altre città? Ci vuole l'incidente grave?».  Per Dati gli "appastamenti" fatti per allontanare gli ungulati sono palliativi:  «Perché dovrebbero mangiare il granturco secco quando trovano facilmente quello nuovo, fresco e dolce? Nei roveti e nelle giungle che ormai trovano nel parco fluviale e nei boschi sulle due sponde trovano rifugio sicuro. Da lì se ne escono per le scorribande nelle colture. Mirano al granturco, ma mangiano di tutto e non esitano a mettere sottosopra gli orti».  Per il viceprendente dell'Atc Lucca 12 vanno prese immediatamente alcune misure: «Nell'incontro avuto in Provincia abbiamo detto che intanto bisogna procedere subito con ordinanze per le puliture delle zone abbandonate, pubbliche e private, al fine da eliminare i comodi rifugi nel cuore di zone densamente antropizzate. Poi va attuata una selezione mirata e sistematica, per riportare i capi ad un numero sostenibile. Personalmente ho poca fiducia nella cattura e nei trasferimenti, che peraltro servono solo a spostare il problema in un'altra zona. Con la Provincia la collaborazione è buona, si tratta solo di definire il piano di intervento. Ma bisogna partire subito».  I cacciatori attendono quindi la determina di Palazzo Ducale che consenta di procedere agli abbattimenti nei punti di sparo nelle diverse zone a rischio.  «Il pericolo di danni anche alle persone è reale, non è pensabile che la Provincia possa risolvere il problema solo con le proprie forze. Occorre una deroga alle disposizioni sulla distanza che i cacciatori devono rispettare per poter sparare in prossimità di strade e case. Certo, bisogna che controlli e divieti di accesso rendano sicura l'opera di abbattimento, ma se i cinghiali arrivano alle porte di casa come possiamo prenderli se non ci avviciniamo? Ad una situazione che è diventata oggettivamente eccezionale bisogna rispondere con misure adeguate. Di chi sarebbe altrimenti la responsabilità se, faccio gli scongiuri, dovesse verificarsi qualche serio incidente? Sono tante le testimonianze di famiglie che, nell'Oltreserchio, nel Morianese e S. Anna vivono con la paura di trovarsi di fronte un cinghiale, magari con i cuccioli. Il rischio non più limitato solo alle zone vicine alle colture di granturco».

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