Il Tirreno

Lucca

CAMBIATO IL MODELLO

Scenari diversi nelle assicurazioni date a Lucca quattro anni fa

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 LUCCA. Nessun esubero né trasferimento nella Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno. Anzi, la nuova megabanca avrebbe dovuto portare nuovo lavoro, in particolare nel polo di Guamo. Sono passati quasi quattro anni e mezzo dal 2 marzo 2007, quando l'allora presidente del Banco di Verona e Novara, Carlo Fratta Pasini, era venuto a Lucca assieme ai vertici di Bpi per descrivere il progetto della Supercassa a soci, clienti, cittadini, rappresentanti delle istituzioni e degli enti arrivati al Teatro del Giglio da tutta la Toscana. E la scelta di Lucca non era stata casuale perché la Cassa in passato aveva già sofferto per fasi di ristrutturazione e razionalizzazione che avevano coinvolto il personale e le sedi. Stavolta invece i massimi dirigenti della nascente holding non ci sarebbe stato alcun dolore.  Vietato parlare di "nuovo colonialismo", come avevano anticipato i sindacalisti della categoria. Con la creazione del nuovo Banco Popolare, la Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno - che allora contava 250 sportelli e oltre 1700 dipendenti - sarebbe diventata uno dei cinque poli strategici in ambito nazionale, sullo stesso piano delle altre controllate. La holding così sarebbe diventata la terza banca in Italia per numero di sportelli, la quarta per capitalizzazione e una delle prime trenta in Europa. E a supporto della dichiarazione di massima fiducia nella Supercassa locale, i dirigenti della nascente holding avevano assicurato non solo che l'operazione non avrebbe avuto ricadute negative sui livelli occupazionali, ma anche che il centro direzionale di Guamo avrebbe potuto avere un'ulteriore espansione perché a servizio di tutte le banche della holding.  Assicurazioni che erano arrivate anche per i trasferimenti: «In questo ambito - avevano detto di dirigenti - non sono previste ricadute. Non soltanto dal punto di vista logistico, ma anche nella conservazione delle mansioni e nella crescita dei profili professionali». Poi era stato lo stesso Fratta Pasini ad assicurare la valorizzazione della presenza del gruppo sul territorio, col mantenimento delle strutture direzionali. A.P.

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