La manifestazione
Cassa, conferme da Fratta Pasini
Alessandro Petrini
Il presidente del Banco Popolare a confronto con gli amministratori
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LUCCA. Più che un confronto è stata una comunicazione di quanto era già stato deciso nel consiglio d'amministrazione del Banco Popolare. L'incontro tra il presidente del consiglio di sorveglianza, Carlo Fratta Pasini, e i rappresentanti degli enti locali si è chiuso con qualche rassicurazione sui livelli occupazionali e altrettanti dubbi rimasti aperti, soprattutto per la perdita di autonomia della Cassa di risparmio di Lucca. Negli ultimi giorni Fratta Pasini si è mosso tra Verona, Novara e Lodi per far digerire ai suoi l'aggregazione alle tre anime principali del gruppo e ieri mattina è venuto a Lucca. L'obiettivo è far capire che il vecchio modello federale lasciava a livello locale vere e proprie banche territoriali, un modello "politicamente corretto", ma ritenuto meno efficiente e redditizio della banca unica. Per questo ha dovuto chiedere un sacrificio per rendere più forte e solido il gruppo. La giornata di Lucca per il presidente è iniziata presto, poco dopo le 8.30, con un caffè in piazza San Giusto assieme al presidente della Cassa di risparmio, Alberto Varetti, e al membro del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare, Andrea Guidi. Poi l'ingresso nella sede della banca, senza scambiare battute con i giornalisti. Subito dopo sono arrivati alla spicciolata il presidente della Camera di commercio, Claudio Guerrieri, l'assessore comunale al bilancio Giovanni Pierami (il sindaco Mauro Favilla è in vacanza in Sardegna) e il presidente della Provincia Stefano Baccelli. Poco più di un'ora d'incontro nel quale Fratta-Pasini si è impegnato a dare rassicurazioni sul mantenimento della rete di relazioni creditizie con famiglie e imprese e dei livelli occupazionali: «I sindacati tutti hanno espresso apprezzamento per la fusione», ha detto il numero uno di BP. A Lucca quindi rimarrano il marchio, la rete degli sportelli, il personale della Cassa, la sua rete di relazioni con la clientela e la sua qualità. Secondo Baccelli, Guerrieri e Pierami, che si sono espressi con un comunicato congiunto, «questa qualità, così come testimiato dai risultati, è tale che di per sé dovrebbe garantire un radicamento e una particolare attenzione per il territorio che emergerà anche nelle caratteristiche operative della rete sportellare. «È però evidente che trasformare la banca in una rete sportellare non è certo un avanzamento, significa invece perdere l'ultima quota di autonomia della Cassa di risparmio di Lucca». E se da Verona si affannano a dire che il nuovo assetto non influenzerà in alcun modo l'autonomia decisionale della banca, la realtà pare diversa. È vero che la Cassa potrà continuare a decidere in autonomia l'erogazione di prestiti fino a 15 milioni di euro, ma è anche vero che viene modificato il "rating", cioè l'insieme dei requisiti necessari per accedere a prestiti di una certa consistenza. In pratica aumenteranno i costi delle garanzie per l'accesso al credito e quindi è destinato a ridursi il numero dei soggetti che potrà aspirare a un finanziamento. Aumenteranno i casi per i quali sarà necessaria l'autorizzazione di Lodi o di Verona per poter concedere un prestito, anche quando l'importo dovesse rientrare fra quelli di competenza diretta della Cassa. Le altre incertezze sono sul nuovo assettore della direzione territoriale, del comitato locale di consultazione e credito e sul comitato territoriale di area - anch'esso con funzioni consultive - che sarà istituito a Lodi. Su questi argomenti è mancata una risposta netta e sulla composizione e autonomia di questi comitati Baccelli, Guerrieri e Pierami attendono che sia fatta piena chiarezza. Dal canto suo Fratta Pasini avrebbe invece assicurato la presenza nel consiglio d'amministrazione unico del Banco di uno o più elementi toscani.
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