Finanza
Villa Fiori, Villa Ada e Villa Webb «cadono a pezzi e mancano i soldi per ristrutturarle»
Tre dimore storiche all'asta
Barbara Antoni
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Villa Fiori Il Comune vende per ripianare il bilancio e pagare i mutui
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BAGNI DI LUCCA. Villa Fiori con le sue statue e le sue piante secolari. Villa Ada, costruita nel tardo Rinascimento e ristrutturata nell'Ottocento dal console britannico a Livorno, sir Mac Bean. E Villa Webb: costruita nel sedicesimo secolo, fu la dimora di Lord Byron, il poeta, nell'estate del 1822. Sono tre gioielli storici e immobiliari, di proprietà del Comune di Bagni di Lucca, che ora però il Comune mette in vendita, per fare cassa, pagare i debiti e riportare in pari il bilancio. Per Villa Fiori è già fissata la data del pubblico incanto: si svolgerà il 12 agosto 11, e le domande di partecipazione si accetteranno fino alle 12 di due giorni prima. Anche per Villa Ada e Villa Webb il destino è già segnato: dice il sindaco Giancarlo Donati che la «giunta ha già deliberato di venderle. A breve sarà fissata la data dell'asta per entrambi i complessi architettonici». «Le ville stanno cadendo a pezzi e l'amministrazione comunale non ha soldi per ristrutturarle - spiega chiaro il sindaco Donati -. Così abbiamo deciso per l'unica soluzione possibile, e cioè venderle. Ma non le venderemo a chiunque, né a chi volesse trasformarle in appartamenti. Sulla vendita ci sarà un vincolo per la destinazione d'uso: nelle ville si potranno realizzare solo attività ricettive o centri benessere». Il vincolo non compare sull'avviso d'asta pubblica di Villa Fiori, complesso immobiliare nella frazione di Ponte a Serraglio: già dimora dei Varraud delle terme, fu acquistata dal Comune di Bagni di Lucca nel 1979. Da allora, il parco è sempre rimasto di proprietà pubblica, mentre la villa fu ceduta all'Asl 2 di Lucca. Il Comune l'ha riacquistata appena tre anni fa, nel 2008. Ora va in vendita a un prezzo base d'asta di 2 milioni 250mila euro: prezzo che comprende i tre piani (per una superficie totale di circa mille metri quadrati) e un grande parco (8.470 metri quadrati) con il vincolo che una parte dovrà rimanere pubblica. «Stiamo vendendo tutti i nostri beni - spiega ancora il sindaco - ci sono mutui e altri debiti da estinguere, dobbiamo rimettere in sesto il bilancio e abbiamo molte opere pubbliche da realizzare». Con i "primi" due milioni intascati (dalla vendita all'incanto della centrale idroelettrica delle Ravacce e dei terreni a corredo, avvenuta alla fine di aprile di quest'anno) il Comune ha estinto un un primo mutuo. Anche la centrale, situata sul torrente Lima, è stata venduta per evitare di spendere soldi in necessarie manutenzioni. Continua la sua produzione di energia anche dopo il passaggio di proprietà. Quella nuova è rappresentata da un gruppo del Cesenate in cui, spiega il sindaco Donati, «ha una parte anche il gruppo Amadori, quello dei polli».
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