Il Tirreno

Lucca

Attività ricettive, ristoratori e guide chiedono iniziative per vivacizzare la città la sera

«La città museo uccide il turismo Dopo le 22 è difficile anche cenare»

Barbara Antoni
Tanti turisti nel centro storico di giorno
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Tanti turisti nel centro storico di giorno

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 LUCCA. «Capisco i pubblici esercizi, che chiudono presto, la sera, perché dicono che in centro non c'è gente. Ma è un gatto che si morde la coda. Se non ci sono locali aperti, la gente non viene. Credo che piano piano si debba portare il centro storico a una normale vivibilità, anche con piccole cose come dare la possibilità a chi lo frequenta di trovare un bar aperto per un caffè. Lucca ha acquisito un valore turistico importante e alcune zone del centro storico dovrebbere essere più vivaci. Confido nella riapertura del Caffè delle Mura. Occorre trovare un punto di incontro fra tutte le esigenze, la città museo non va».  Pietro Monticelli, responsabile della categoria dei bed and breakfast di Confesercenti, analizza così un dato emerso sulla realtà del centro storico cittadino: il fatto che molti bar, già alle otto o alle nove la sera sono chiusi e per un turista trovare l'occasione di sedersi a un tavolino per sorseggiare una bibità o un caffè diventa un'impresa.  La stessa esigenza è rilevata da Antonella Marcucci, coordinatrice delle guide turistiche sempre di Confesercenti. «La città di sera è un mortorio - dice Antonella Marcucci -. Ancora di più in luglio e agosto, quando ci sono anche negozi in ferie. La città deve offrire qualcosa sempre. Il nostro turismo è composto prevalentemente di coppie, famiglie e piccoli gruppi. Per i quali l'unica alternativa, la sera, è prendere un mezzo e andare a Viareggio. Un vero peccato: Lucca ha un'illuminazione così bella, è emozionante di sera, e gli operatori potrebbero spendersi per promuovere visite in notturna. Invece, a parte il giovedì dei negozi aperti a luglio, a parte il nuovo percorso guidato partito di recente, la città offre poche attrattive la sera. Dalle 22 in poi, oltre che bere un caffè, è difficile anche trovare un ristorante aperto per mangiare. Credo - conclude - che si debba trovare una mediazione tra le esigenze dei visitatori e quella delle categorie. E che tutti gli operatori parlino tra loro: a volte le iniziative ci sono, ci sono ad esempio i musei aperti ma i pubblici esercizi sono chiusi».  Ermanno Orsucci, ristoratore con locali nel centro, parla a nome anche di alcuni «amici dei negozi di vicinato, che vengono bistrattati dalle categorie ma che invece altro non fanno che offrire qualcosa in più al turista. Di giorno il centro è strapieno, dopo le 19 si vuota: è perché non possiamo offrire nulla. Per mettere un tavolino fuori, bisogna chiedere il permesso sei mesi prima, e così anche per portare qualcuno a fare musica, seppure senza amplificazione. Io credo che il Comune debba decidere: o mantiene i privilegi dei residenti oppure punta sullo sviluppo turistico e agevola le attività e le loro iniziative».

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