Il Tirreno

Lucca

Cinghiali vicino al parco giochi

La battuta nel parco fluviale del febbraio scorso
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La battuta nel parco fluviale del febbraio scorso

Tornano le scorribande e i danni alle colture, coltivatori infuriati

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 LUCCA. Niente da fare: i cinghiali restano padroni del territorio. Proliferati a dismisura, sono già tornati nel parco fluviale e scorrazzano indisturbati anche nei pressi del parco giochi a S. Anna, facendo danni alle colture, in particolare nella fascia tra Carignano e il Morianese.  I tentativi della Provincia e delle associazioni dei cacciatori di arginare la crescita degli ungulati e prevenire i rischi per la popolazione sono sembrati palliativi. Senza una strategia e una iniziativa costante, battute occasionali e blande politiche di allontanamento non funzionano.  Inevitabile che coltivatori, automobilisti e popolazione che assiste impotente e impaurita alle scorribande, anche a due passi dalla città, siano su tutte le furie.  «Stavolta i cinghiali si sono spinti fino al parco giochi di Sant'Anna (Parco Cometti) frequentato da numerose famiglie, a dimostrazione che la situazione non è più sotto controllo - tuona la Coldiretti -. Le gite senza permesso dei cinghiali sono state accompagnate da una nuova scia di devastanti raid nella zona di Carignano e di San Michele di Moriano: rasi al suolo porzioni di campi di granoturco, ortaggi e frutteti.  «Demolito anche un campo di angurie. A rischio anche la stabilità dei terreni ed in particolare degli argini del fiume Serchio dove sono stati avvistati, a più riprese, l'ultima due giorni fa, gruppi numerosi (ed affamati) di cinghiali. A farne le spese una decina di aziende agricole costrette a convivere, con enormi difficoltà, con il proliferare incontrollato dei cinghiali».  Troppi, secondo Coldiretti (info su www.lucca.coldiretti.it), Cia e Unione Agricoltori che in più circostanze - e già in quella stessa zona - aveva denunciato l'eccesso di un fenomeno sfuggito di mani e non più gestibile con misure ordinarie. «La situazione è insostenibile - scrivono in una nota congiunta Francesco Ciarrocchi (Coldiretti), Alberto Focacci (Cia) e Vittorio Silvestrini (Unioni Agricoltori) - l'equilibrio è saltato ed è ora indispensabile mettere in atto tutte le misure necessarie per fare fronte ad una vera e propria emergenza. Le aziende sono esasperate». I cinghiali sembra non non curarsi del fattore umano. «Hanno distrutto - raccontano Coldiretti, Cia e Unione Agricoltori - la metà del raccolto di granoturco delle aziende, e il raccolto di ortaggi di altre è praticamente andato perso. Ma a preoccupare sono gli effetti anche sull'equilibrio idrogeologico: i cinghiali scavano e provocano buche nel terreno che rendono fragili gli argini.  «Il pericolo non è solo per l'agricoltura e per le aziende che subiscono ormai abitualmente danni. È una fase di emergenza, e servono interventi di emergenza - concludono le associazioni - non si possono allontanare con un fischietto».

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