Il Tirreno

Lucca

Russo incontra Baccelli e un paio di imprenditori interessati alle quote

Luca Tronchetti
<b>I TRE MOSCHETTIERI. </b>Da sinistra Enrico Castellacci, Pino Vitale e Bruno Russo (vip)
◗
I TRE MOSCHETTIERI. Da sinistra Enrico Castellacci, Pino Vitale e Bruno Russo (vip)

3 MINUTI DI LETTURA





 LUCCA. Il 10% è in cassaforte. Ma il «maratoneta» Bruno Russo è ancora lontano dalla meta: serve ancora il 30%. Dopo l'okay di Nicola Giannecchini della Viping (come già riportato nei giorni scorsi da Il Tirreno) ci si aspettava qualche alche adesione. Ma al momento ci sono trattative con un paio d'imprenditori che stanno decidendo in queste ore se accettare di entrare nella costituenda società (con il 5 o il 10%). La «Ruspa» oggi pomeriggio alle 17 s'incontrerà con il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, per spiegare la bontà del progetto e ottenere qualche importante apertura di credito in grado di consentire un bel balzo in avanti nel raggiungimento dell'obiettivo: continuare a far vivere, anche provvisoriamente con un altro nome, la Lucchese. Dalla politica, dalle istituzioni, la famiglia Maestrelli si attende quell'aiuto necessario per ridare speranza a una tifoseria devastata dall'esclusione dal calcio professionistico. Oggi sarà una giornata importante per capire se c'è concretamente la possibilità di far rivivere con un progetto a lunga scadenza l'epopea rossonera. L'importante sarebbe ripartire anche a costo di disputare una stagione in D senza l'ambizione di vincere subito il campionato, ma gettando solide basi per il futuro.  Vitale sul mercato «C'è un solo problema: la compartecipazione di imprenditori lucchesi nella società. Una volta risolta la situazione fare la squadra è un amen. Ci sono centinaia di calciatori in cerca di un ingaggio che farebbero carte false per venire a giocare nella Lucchese». Parola di Pino Vitale che con Enrico Castellacci è il «padre nobile» del tentativo di salvare la Lucchese d'oblio del calcio regionale. E il medico della Nazionale che dice? «C'è poco da aggiungere. - afferma Castellacci - Un uomo esperto di calcio come Pino Vitale è già una garanzia così come la famiglia Maestrelli. La loro serietà e fuori discussione. Gli imprenditori che sposano il progetto non hanno nulla da temere».  L'unione fa la forza. Un motto che molti club illustri esclusi dal calcio che conta hanno fatto proprio per rimettersi in moto. Tanti soci che si accollano piccole quote o anche un imprenditore "forte", affiancato da un gruppo di soci minori, ma senza un'azionista di maggioranza che detiene quasi l'intero pacchetto societario. Perché una compagine societaria con un'azionariato diffuso, meglio se con forti legami col territorio, consente di diversificare il capitale sociale ed investire cifre abbordabili, riducendo il rischio economico. Ci avevano provato l'ex patron rossonero Giuliano Giuliani e il diesse Paolo Giovannini con il piano di salvataggio poi andato in fumo ad un passo dal traguardo finale. Ma il concetto è identico, ovvero ricostruire dalle fondamenta una Lucchese dei lucchesi, con un'ampia partecipazione, anche da parte dei tifosi che potrebbe acquistare l'1 o il 2 per cento. Per puntare a traguardi ambiziosi senza fare il passo più lungo della gamba. E' questo il progetto della famiglia Maestrelli per iscrivere il Lucca FC 1905 (questo potrebbe essere la nuova denominazione) al campionato di serie D acquisendo il 60%, col restante 40% in mano ad imprenditori locali. Lo hanno capito piazze blasonate come Mantova e Perugia, ripartite dalla D con una società allargata. Il club virgiliano ha sette soci, mentre sono sei soci al Grifone, con Damaschi, attivo nel settore petrolifero, al 40% e tre soci al 15%. Luca Tronchetti Nicola Nucci

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa