Il Tirreno

Lucca

Né commissario né maggioranza

Piero Angelini
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Piero Angelini

Angelini insiste: «Favilla si deve sospendere»

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LUCCA. Prendere le distanze dal sindaco Mauro Favilla che, con alcuni dirigenti nazionali del centrodestra «come Denis Verdini e il ministro Altero Matteoli rappresenta la struttura di potere che frena lo sviluppo della città». Piero Angelini, presidente di Governare Lucca, ex lista civica di maggioranza, non le manda a dire. Nè a destra né a sinistra. Non accetta le proposte dell'Udc e contesta anche la posizione del Pd. Per il suo movimento, l'unica soluzione possibile alla crisi amministrativa era e resta l'autosospensione del sindaco, indagato per concorso in corruzione, e la sua sostituzione con un vice (da indicare) che porti in fondo il mandato, basandosi su un bilancio di previsione da far passare con qualche correttivo senza l'opposizione di Governare Lucca.  Questo, però - spiega Angelini a Luigi Bertani, capogruppo dell'Udc - non significa che la lista voglia tornare a fare parte della maggioranza. Anzi. «Bertani ci insegna - ironizza Angelini - che il sindaco, scelto dai cittadini, o ha una maggioranza e allora governa fino alla fine o non ha una maggioranza e allora dà le dimissioni. Colpisce che anche lui, come quasi tutti in questa città, abbia rimosso il particolare che Mauro Favilla sia indagato per concorso in corruzione e che dunque sarebbe anche suo interesse allontanarsi dall'amministrazione attiva, come rende possibile l'articolo 53, comma 2, del decreto legislativo 267/2000 (il Testo unico degli Enti locali)».  Se Favilla si sospendesse - ricorda Angelini - «saremmo disponibili a facilitare alla maggioranza (di cui non intendiamo far parte) di poter approvare il bilancio (non necessariamente con un nostro voto favorevole), concordando poi con l'opposizione, in ragione di una comune responsabilità, un programma di emergenza». Questo per evitare il commissariamento del Comune con una condotta che il capogruppo del Pd, Alessandro Tambellini, decinisce trasformista. «La storia di questi anni - attacca Angelini - dimostra che noi, al contrario di Tambellini e del Pd, abbiamo sempre e comunque fatto marcare il nostro profondo dissenso sulle scelte più delicate dell'amministrazione, in molte vicende di commistione tra politica e affari: decisioni numerosissime, tra cui anche la vicenda della Lucchese calcio. Tambellini, poi, osserva che la battaglia del Pd non è "contro Favilla", di cui, per delicatezza, tace il particolare dell'accusa di corruzione. La nostra invece lo è. Crediamo che chi è indagato per un grave reato, dovrebbe scegliere di mettersi da parte. E pensiamo ancora che Favilla costituisca, con Verdini e Matteoli, con qualche esponente locale, la struttura di potere che frena la città e il suo sviluppo, e da cui la politica tutta e la società civile avrebbero il dovere di prendere le distanze: noi lo faremo, anche da soli».

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