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Lucca

Giannecchini: «Entro con una quota»

Nicola Nucci
In alto Massimiliano Paluzzi sotto lo stadio Porta Elisa
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In alto Massimiliano Paluzzi sotto lo stadio Porta Elisa

Il presidente dei giovani industriali apripista del progetto

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 LUCCA. Non si è mai tirato indietro quando si è trattato di aiutare i colori rossoneri. Era tra coloro che per primi avevano sposato il progetto di Paolo Giovannini per cercare di salvare la Prima Divisione contribuendo con una quota, è stato il primo a sposare il progetto Maestrelli sperando che stavolta il tentativo di iscrivere la nuova Lucchese almeno alla D vada in porto. Largo ai giovani. Anche nelle stanze dei bottoni. Nicola Giannecchini, 39 anni, di professione manager a capo dell'azienda di famiglia Viping, nonché dinamico presidente dei giovani imprenditori dell'Assoindustria di Lucca, è il primo socio ad avere aderito al progetto di rilancio della Lucchese targata Maestrelli. Pronto ad acquisire una partecipazione tra il 5% e il 10% del capitale sociale della futura Lucca FC 1905. Giannecchini non lo dice, ma auspica che dal mondo imprenditoriale locale arrivino altri segnali importanti ed altri soggetti sia interessino al progetto della famiglia Maestrelli.  Che cosa l'ha convinta a dire di sì al progetto di rinascita della Lucchese?  «Innanzitutto la presenza della famiglia Maestrelli e Pino Vitale. Garanzie assolute di serietà e competenza, oltre che personaggi che conoscono come pochi il mondo del calcio e le sue dinamiche economiche. Pino Vitale, diggì di grande spessore, ha portato ad alti livelli prima la Lucchese in B e poi l'Empoli in A. Poi c'è un bel progetto sportivo di lungo termine che si fonda sulla valorizzazione dei giovani e la ricostruzione di un forte settore giovanile. Un po' come l'Empoli. Eppoi è importante non solo la credibilità, ma anche la sostenibilità economica del progetto. Per non dover tutti gli anni ripianare le perdite».  Quale valore ha la Lucchese per la città?  «Una squadra di calcio, senza esagerare, è anche un biglietto da visita e un simbolo per la città. Lucca, se dovesse rimanere senza una squadra di calcio rappresentativa, perderebbe un pezzo di se stessa e della sua storia. Senza contare l'indotto economico che muove la Lucchese. In questo momento c'è solo la squadra femminile del Basket Le Mura a livello professionistico, con la Pallacanestro Lucca che ha gettato basi importanti. Ora deve risorgere anche il calcio rossonero».  E' fiducioso nel buon esito dell'operazione?  «I presupposti ci sono tutti. I tempi sono stretti, ma la missione può concretizzarsi. Se l'operazione andrà in porto ho già detto all'assessore Moschini che rivelerò una piccola quota societaria. L'obiettivo? Più che la categoria conta la serietà del progetto. Con basi solide nel giro di qualche anno la città può tornare nel calcio che conta».  E' anche un tifoso?  «Non sfegatato, ma ricordo gli anni d'oro di Maestrelli, i tanti allenatori e giocatori famosi che hanno vestito la maglia rossonera».

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