Il dolore
Due imprenditori con Maestrelli
Luca Tronchetti
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Una vecchia foto che ritrae Pino Vitale e Bruno Russo (vip) Ma il 40% è lontano, l'appello di Russo: «Con i giovani il calcio è investimento»
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LUCCA. Un'altra giornata vissuta intensamente. Bruno Russo, operativo già alle 7 del mattino, conta oggi la disponibilità di due imprenditori (uno è Nicola Giannecchini) in grado di garantire complessivamente il 10%. È un primo passo verso quel 40% condizione essenziale affinchè la famiglia Maestrelli - sotto l'egida dei «padri nobili» Pino Vitale ed Enrico Castellacci - torni a far calcio a Lucca rilevando il 60% della costituenda società che avrebbe come primo obiettivo l'iscrizione in soprannumero alla serie D. Ma i segnali dell'imprenditoria lucchese sono, al momento, troppo timidi. Eppure gli otto industriali che affiancherebbero Riccardo Maestrelli (i costi di gestione per la prossima stagione in D ammonterebbero a 1,4 milioni con una previsione di ricavi di 800mila euro e un investimento nel settore giovanile di 300mila euro) nel caso in cui si accollassero ciascuno il 5% sarebbe di 30mila euro annue. La «Ruspa» corre su e giù per la Lucchesia come faceva ai bei tempi della serie B con entusiasmo e speranza. Ha incontrato il sindaco di Altopascio, Maurizio Marchetti e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio, Riccardo Lattanzi ha parlato (nella giornata di domenica) con Ugo Giurlani e Paolo Giovannini. Ha avuto colloqui «interessanti» con esponenti politici e con un componente della giunta di Capannori (il sindaco Del Ghingaro è in vacanza in Egitto) e domani sentirà il presidente della Provincia, Stefano Baccelli, andrà a Porcari (dal sindaco Baccini) e vedrà una serie di imprenditori. Cordialità, rassicurazioni, positività diffusa. Ma al momento soltanto parole e senza i fatti il «progetto speranza» rischia di abortire. L'APPELLO Bruno Russo lancia un appello forte e accorato a chi vuol davvero bene alla Lucchese, agli imprenditori locali che possono, attraverso il calcio, fare investimenti a lunga scadenza: «Il calcio deve essere visto non come una condanna, ma come un investimento per il futuro basato sui giovani della Lucchese. Fatti maturare e crescere da istruttori preparati, inserendoli in prima squadra per poi venderli ai grandi club, incassare i soldi e reinvestire nelle strutture e nei ragazzi del settore giovanile. Come oggi fanno i vari Pozzo all'Udinese, Zamparini al Palermo, Corsi all'Empoli, Percassi all'Ataltanta, Foti alla Reggina e Campedelli al Chievo. Il sistema calcio è ancora sano a rovinarlo sono gli incompetenti-incapaci che spendono più di quanto guadagnano senza sviluppare i vivai. Avere la possibilità con il tandem Maestrelli-Vitale di fare un certo tipo di calcio a livello giovanile e non sfruttarla vuol dire perdere un'occasione irripetibile per rilanciare lo sport lucchese». MOSCHINI PREOCCUPATO Ieri mattina l'assessore allo sport del Comune, su mandato del sindaco Favilla, ha avuto a Palazzo Orsetti una lunga riunione con Bruno Russo, a cui ha preso parte anche Franco Ravenni, coordinatore provinciale del Pdl. In mattinata Moschini ha lanciato un forte ed accorato appello all'imprenditoria lucchese. «C'è bisogno del loro intervento al fianco della famiglia Maestrelli se vogliamo salvare il calcio a Lucca. Servono imprenditori che coprano il 40% che i Maestrelli non intendono accollarsi. Sono circa 240 mila, non una cifra impossibile. Ma bisogna fare in fretta. Prima di chiedere l'iscrizione in sovrannumero alla serie D, che costerà 300 mila euro, se non di più, attendo manifestazioni di interesse. Abbiamo avuto molti contatti, ma per ora nessuna adesione certa». Oltre ai soldi è un problema di tempi: nel 2008 la Sporting fu ammessa il 27 agosto, ma c'era già da un mese una nuova compagine societaria. «Anche lo stesso Favilla - dice Moschini - aveva parlato a più riprese con la famiglia Maestrelli. Il mio è un appello a tutto il territorio che ama i colori rossoneri a farsi avanti, per sostenere questo impegno anche con una quota minima. Stiamo anche lavorando all'idea di un azionariato popolare, da raccogliere fra i tifosi, anche l'1 o 2 per cento, come segno di attaccamento della città alla sua squadra. Ma la situazione è difficile, quasi disperata. Voglio essere realista: possiamo farcela purché Lucca esprima altri imprenditori interessati. Alternative? Se la serie D sarà impossibile, valuteremo l'ipotesi della Fortis Lucchese». Frena sulla possibilità che Comune, Provincia e fondazioni bancarie diano un contributo. «Ci stiamo lavorando, anche la loro disponibilità era stata manifestata in caso di permanenza in C1».
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