Il Tirreno

Lucca

Cassa, si difende l'autonomia

Ilaria Bonuccelli
La Cassa di Risparmio di Lucca e il presidente della Provincia Stefano Baccelli
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La Cassa di Risparmio di Lucca e il presidente della Provincia Stefano Baccelli

Trattativa per dare più poteri al comitato consultivo

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Sanno bene di non poter impedire la fusione. Di non poter evitare che la Cassa di risparmio di Lucca Pisa Livorno diventi solo una "direzione territoriale" alle dirette dipendenze di Lodi, nella riorganizzazione del gruppo che oggi Banco Popolare ufficializzerà a Milano. Ma vogliono almeno cercare di tutelare l'autonomia decisionale della Cassa. È questo l'obiettivo del presidente della Provincia, Stefano Baccelli, e del presidente della Camera di commercio, Claudio Guerrieri. La lettera inviata qualche giorno fa a Banco Popolare punta a ottenere che Crl non venga ridotta - al di là del marchio mantenuto - al solo ruolo di sportello della "grande banca popolare" che BP vuole creare riunendo sotto uno stesso cda la Popolare di Verona, la Popolare di Lodi e la Popolare di Novara, oltre alla Cassa toscana. Insomma, nell'incontro richiesto al presidente del consiglio di sorveglianza di BP, Carlo Fratta Pasini, chiederanno chiarimenti sui poteri reali del "comitato consultivo" che dovrebbe essere indicato per la Crl al posto dell'attuale cda. «Già quando la Fondazione Crl deteneva solo il 20% di Crl - ammette Baccelli - il peso di Lucca sugli indirizzi e le strategie del gruppo popolare era relativo. Oggi che si va verso una fusione, quello che cercheremo di ottenere è di mantenere su Lucca funzionari e dirigenti che siano vicini al territorio. È importante avere in loco persone che possano prendere decisioni in autonomia sulla concessione di fidi alle imprese o mutui alle famiglie, potendo contare su una particolare sensibilità che deriva dalla conoscenza approfondita delle situazioni». In sostanza, per Baccelli è importante che non tutto venga deciso a Verona, indicata come la sede legale e amministrativa della nuova banca popolare nata dalla fusione dei vari istituti del territorio. «Una scelta di questo tipo - sottolinea Baccelli - è nell'interesse della città, ma anche del gruppo. È su questo piano che vogliamo confrontarci con Fratta Pasini. La risposta alla lettera che le istituzioni locali hanno inviato è stata immediata e di grande disponibilità al confronto». È evidente - dice Baccelli - che il primo passaggio «verrà fatto con gli esponenti di BP che sono già a Lucca, ma poi vorremmo incontrare il presidente. Fermo restando che ci confronteremo con qualunque persona che il presidente delegherà a rappresentarlo». In effetti - conferma Claudio Guerrieri - l'obiettivo delle istituzioni locali «è quello di riuscire ad aprire un dialogo con la capogruppo nel momento in cui la fusione è inevitabile. Vorremmo avere più informazioni sul comitato consultivo sul credito che dovrà sostituire il cda della Cassa di risparmio. È importante capire da chi sarà composto, chi sceglierà i membri, chi li nominerà e, soprattutto, quali funzioni avranno».  Un primo chiarimento è già stato dato dal consiglio di gestione e dal consiglio di sorveglianza di Bp: i comitati che verranno nominati nelle banche definite "direzioni territoriali" avranno poteri consultivi sul credito, sulle sponsorizzazioni, sugli investimenti ma non potranno avere poteri «decisori o di indirizzo».  Il concetto è chiaro alle istituzioni locali. Ora, però, si tratta di capire come lavorare sulle funzioni accessorie e, soprattutto, sul grado di autonomia decisionale della banca. Nessuno, ovviamente - osserva Baccelli - pensa di avviare una battaglia per impedire le fusioni. «Sarebbe anacronistico e perdente. Del resto oggi arriva a compimento un processo che ha origini abbastanza lontane. Dagli anni nei quali sono iniziate le privatizzazioni che hanno riguardato anche il settore delle telecomunicazioni, dell'energia, delle autostrade. Non possiamo negare che fino a quando Salt era per un terzo degli enti locali e per un terzo delle casse di risparmio locali contribuiva allo sviluppo del territorio: basta pensate all'asse di penetrazione del porto di La Spezia». In modo analogo - osserva Baccelli - la partita sulle banche si è giocata «quando la maggioranza di Crl è stata ceduta a Lodi, con un buon accordo finanziario. Le quote della banca sono state pagate bene, come dimostra il patrimonio ancora in possesso della Fondazione Crl, grazie alla quale continuiamo a garantire molti interventi sul territorio».

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