Il Tirreno

Lucca

Nessuno arresta il declino della città

Marco Innocenti

Lucca perde aziende, banche e squadra di calcio, ma è senza governo

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 Mentre vengono al pettine i nodi di quindici anni di dissennata politica urbanistica e di gestione del territorio, si assiste con sgomento al nulla prodotto per la città da una maggioranza eterogenea e mutevole, in lite perenne. Si resta attoniti di fronte all'inefficienza di una giunta azzoppata, che da un anno e mezzo non riesce più a governare, e alla guerra di tutti contro tutti, più evidente nel centrodestra, ma in atto non solo in quell'area politica. Viene fatto di pensare che mai Lucca aveva assistito ad un simile declino negli ultimi trent'anni, se a un quadro del genere si aggiungono i conflitti tra amministrazione, categorie e cittadini su tanti temi (caro-mensa, viabilità, sosta e parcheggi, accessi nella Ztl) alla mancata realizzazione, ad oggi, dei progetti di fondo alla base della campagna elettorale: su tutti la grande viabilità e il recupero del mercato del Carmine. O se si considera il fallimento di tante aziende e la crisi che sta facendo perdere centinaia di posti di lavoro. E, fatti di queste ore, se si riflette sulle conseguenze della perdita di potere decisionale dei vertici locali sulla gestione della Cassa di Risparmio di Lucca e della scomparsa della Lucchese dal calcio professionistico.  Si ha l'impressione che la città non conti più niente, che localmente quasi non ci siano capacità, intelligenze, disponibilità, forze e idee chiare per presentare un progetto di rilancio mirato e concreto, da attuare in tempi brevi e a tappe forzate. Se - e facciamo gli scongiuri - dovesse per qualche motivo incepparsi anche la macchina del turismo, la città davvero chiuderebbe i battenti.  Ha prodotto lo sfacelo a cui stiamo assistendo da mesi, impotenti, una politica che per anni è sembrata riservata a pochi e per pochi, che ha privilegiato i clientes sulla collettività, che è stata debole con i forti e forte con i deboli, che ha negato pari opportunità, che ha mirato al tornaconto personale e non al bene di tutti, che ha trascurato le esigenze dei giovani. Può darsi che, tra nuove liti e ricorrenti alchimie, la giunta Favilla riesca ad arrivare a fine mandato, anche perché non è del tutto infondato il timore per i guasti peggiori che potrebbe fare un commissiario (come è già accaduto due volte). Ma la città, chi vive, intraprende e lavora a Lucca, può permettersi che non ci siano risposte ai problemi che penalizzano persone, famiglie e attività?  Si sente parlare di un nuovo "programma di fine mandato" che indichi e realizzi almeno qualche progetto urgente e fondamentale, ma che fine hanno fatto il programma del sindaco e, ancora, quello firmato un anno fa dopo il rimpasto di giunta? In primavera si voterà e la città ha una gran voglia di voltare pagina. Bene: è tempo di indicare alternative reali al nulla di questo mandato.  Come si tagliano gli sprechi della politica? Come si razionalizza la macchina comunale? Che fine devono fare le tante, troppe e costose società di Lucca Holding? Quale riorganizzazione urbanistica si vuole? Cosa ne facciamo delle cento aree industriali dismesse a due passi dal centro storico? Dove si trovano i soldi per le scuole? Come si possono davvero sfruttare le risorse Puccini e Mura per aumentare il flusso turistico di qualità? Cosa si deve fare per avere i cantieri degli assi nord-sud ed est-ovest? A quale impianto si allacciano le (per ora) inutili tubature della rete fognaria realizzate a pezzi e bocconi nell'Oltreserchio? Come si migliorano l'accesso e la fruibilità del centro storico? Quali soluzioni ci sono per la sosta di residenti e non? Quali garanzie esistono perché il Carmine torni ad essere un mercato di attrazione che punta anche, se non soprattutto, sull'agroalimentare e non si trasformi nell'ennesimo centro commerciale graziosamente messo nelle mani del grande gruppo di turno?  Qualcuno vuole rispondere?

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