Il dolore
Fallita la ex Officine Lencioni
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La ex Officine Lencioni a S. MacarioL'hanno affondata i debiti non pagati anche da Comuni
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Formalizzata dal tribunale fallimentare la procedura di autofallimento della S. Benedetto srl, già Lencioni Costruzioni Metalliche srl, con sede in via delle Gavine a S. Macario. A dare il colpo di grazia alla grave crisi finanziaria - già in atto nel 2010 e che aveva portato all'azzeramento del capitale sociale (93mila euro) - i ritardi nei pagamenti a fronte di contestazioni spesso dilatorie e a volte fatte per allungare i tempi del saldo. Tra i mancati pagamenti spiccano quello di 300mila euro da parte del comune di Lucca per la contestata passerella pedonale sul Serchio e quello di un milione di euro per un ponte metallico realizzato nel comune di Prato e inizialmente affidato in subappalto a un'altra azienda. L'okay all'autofallimento è stato dato dai giudici del tribunale (Giacomo Lucente, Antonio Mondini e Carmine Capozzi) che attraverso il giudice delegato hanno nominato come curatore fallimentare il commercialista Alessandro Santucci di S. Concordio fissando per il 29 novembre l'esame dello stato passivo. Da una prima analisi le passività ammontano a circa 6 milioni e 416mila euro, a fronte di un ammontare attivo che viene indicato intorno ai 2 milioni e 621mila euro. I 27 dipendenti della ex Lencioni usufruiranno della cassa integrazione - scattata con la messa in liquidazione del 7 aprile scorso da parte del liquidatore pro tempore Claudio Lencioni - sino al 31 luglio poi verranno messi in mobilità. Cala quindi il sipario su una delle più importanti aziende lucchesi nel settore delle costruzioni metalliche e di immobili civili e industriali sorta alla fine per iniziativa della famiglia Lencioni. Stando alle prime verifiche del tribubale, i motivi che hanno portato alla cessazione dell'attività per autofallimento sono riconducibili alla grave crisi economica che ha colpito un po' tutti i settori produttivi; le oscillazioni dei prezzi della materie prime, tra cui il ferro, che hanno di fatto impedito una programmazione di lungo periodo degli acquisti; la diminuzione degli appalti pubblici e quindi della possibilità di ottenere in futuro nuove commesse. Ma hanno pesato, e parecchio, i ritardi nei pagamenti pubblici e privati a fronte di contestazioni che appaiono spesso fatte artatamente con l'unico scopo di ritardare a dismisura i tempi della riscossione. Nei giorni scorsi un appello al tribunale fallimentare era arrivato da parte della Fiom Cgil che aveva avviato da tempo un'istanza per la riscossione dei crediti dei lavoratori per stipendi arretrati. Negli ultimi periodi c'erano stati interessamenti da parte di altri imprenditori e sembrava che si potesse avviare un affitto di ramo d'azienda con una nuova società disponibile ad assumere i lavoratori. Ma poi l'operazione era saltata. C'è forte apprensione ora per i lavoratori della ex Lencioni, i quali hanno tra l'altro una professionalità rara che in tempi non caratterizzati da una crisi così dura consentirebbe loro di trovare rapidamente un nuovo posto in altre aziende del settore.
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