La manifestazione
Da Valore un dispetto alla città
Nicola Nucci
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Giuliano Giuliani durante la conferenza stampa (Vip) «Hanno posto condizioni irricevibili, volevano soltanto spillare soldi»
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LUCCA. «La Lucchese è morta il 1º giugno quando la Valore, dopo avere smesso di pagare da gennaio, ha ceduto la maggioranza alla Nice. E' stata tutta una manovra di Valentini che ha voluto fare un dispetto alla città di Lucca». Due giorni dopo la mancata iscrizione alla C1, l'ex presidente rossonero Giuliano Giuliani parla, per due ore di fila, senza peli sulla lingua. Documenti e cifre alla mano. Racconta la sua verità sulle ingarbugliate vicende che hanno portato la Lucchese ad un passo da un altro fallimento. Accusa l'ex proprietario Giovanni Valentini ed annuncia azioni legali contro il gruppo Valore. La stessa Nice pare intenzionata ad aprire una vertenza con Valore. L'affaire Lucchese è destinato ad avere strascichi giudiziari, con la società rossonera in una situazione pre-fallimentare. Le cifre. «Chi pensa che l'abbia fatto apposta è assurdo - dice Giuliani -. Se ci fossimo iscritti pagavo 200mila euro, ora ne tirerò fuori 600mila, ma i vincoli della Valore non hanno lasciato scampo». Giuliani sa di avere le sue parti di responsabilità, non si nasconde, ma non accetta di passare come colui che ha affossato la squadra cittadina. La conferenza stampa parte dalla fine: «Mi merito di essere insultato, anche se più di tanto non ho colpe. Ho provato fino all'ultimo a salvare la Lucchese. Martedì è stata la più brutta giornata lavorativa della mia vita. La sera prima avevo mollato la spugna. Poi ho trovato tante persone grazie a Giovannini disposte ad andare davanti con un programma realistico e serio, con una stagione praticamente a costo zero». La grana. «Martedì mattina alle 12.30 avevo l'ok del Banco di Lucca per la fideiussione. Lo scoglio da superare era quello del passaggio di quote e già la mattina alle 8.30 erano iniziate le schermaglie tra Paolinelli, commercialista della Cipriano, e la Valore. Anche la Nice non aveva sicurezze e non voleva assolutamente firmare. Perché non è stato affrontata prima la questione? E' vero, li abbiamo contattati in fondo, ma non volevo mettermi a parlare di questo senza avere soldi e fideiussione. Anche se con la Valore ne parlavamo da una settimana e l'unica strada sarebbe stata quella di un atto di retrocessione: la Lucchese tornava alla Valore che poi trasferiva le quote a noi. Ma Valore ha detto che non poteva, o non voleva, farlo. L'ipotesi contenuta nel fax non stava bene né a noi né alla Nice. Il mio commercialista ha provato a chiedere alcune modifiche che non sono mai arrivate. In pratica la cordata genovese per cedere le quote ha chiesto che la Cipriano firmasse un atto con il ci saremmo fatti carico delle 840mila euro. E' la cifra, ma non siamo nemmeno riusciti ad appurarlo con certezza, che la Valore richiedeva alla Nice nel caso di mancata iscrizione della squadra. Chi si sarebbe preso questo rischio? Non si è capito poi se la firma di Valentini aveva valore legale o meno e perché la Nice voleva che ci impegnassimo a pagare qualora la Valore glieli avesse richiesti. La Nice. «Una cosa è certa: contrariamente a quanto afferma Bulleri, la Nice non ha accettato di firmare nulla, siamo dovuti andare nel suo ristorante e convincerli di forza a venire dal notaio. Ma a quelle condizioni non avrebbero firmato. Devo dire, però, che erano disposti a cedere la Lucchese a 80 euro, un prezzo simbolico e senza rimborso spesse. Le garanzie con i terreni di San Donato non c'entrano nulla, quello è chiaro che dovevano essere rese alla Valore. La verità è che la Lucchese è stata fatta fallire il 1º giugno con il preliminare sottoscritto tra Valore e Nice, integrato ad arte il 14 giugno. Secondo noi l'atto è nullo, ma dovrà stabilirlo un tribunale. Siamo pronti a tutelarci. E voglio riavere alcuni soldi. Valore e Nice due facce della stessa medaglia? E' stato tutto un sistema per spillarci soldi. Per quale motivo la Nice ha preso la Lucchese senza tirare fuori un euro, nemmeno 32 mila di tassa d'iscrizione senza le quali era già tutto finito?. Ci hanno risposto che era cambiata la situazione dopo l'arresto di Valentini. Gli errori. «Io ho sbagliato anche a Natale, quando mi sono dimesso: dovevo avere un atteggiamento più duro verso Valore, ma non è facile fare la guerra a chi ha l'80%. Però non posso accettare di passare come il responsabile principale. In una settimana complessivamente tirerò fuori 600mila euro tra la fideiussione persa dello scorso anno e 328mila euro, oggi, per il mutuo alla Crl ed altri impegni che intendo onorare. In tre anni la Cipriano, in qualità di socio di minoranza, ha speso 1,6 milioni per la Lucchese. E secondo qualcuno mi è convenuto? Io vado di sicuro a testa alta. Valentini? Fossi in lui non metterei più piede a Lucca». Il marchio. Giuliani precisa che il marchio della Lucchese Libertas non è mai stato ceduto al Comune. Dopo che era stato riacquistato, insieme al titolo sportivo, per 50 mila euro dal curatore fallimentare. Dunque non può essere utilizzato, a meno che la Lucchese Libertas 1905 non trovi il modo di iscriversi ad un qualsiasi campionato oppure come nel 2008, in seguito al fallimento, sia riacquistato o, in caso di concordato preventivo, sia venduto. Il futuro. Giuliano Giuliani cala il sipario. Dice no ad una seconda rinascita rossonera: «Mi faccio da parte, ci penseranno altri. Mi sono stancato anche del calcio. Forse ho fatto troppo, pur avendo solo il 20%. Sono stato combattuto tra la testa che mi diceva di fermarmi e il cuore che mi diceva di andare avanti. Ora starò alla finestra, con le mie quote, a vedere cosa succederà. E non so nemmeno cosa faremo del 20% della società che ovviamente resta a noi. Domani (oggi ndr) non andrò all'assemblea dei soci. Dispiace che anche l'ultimo tentativo a cui hanno partecipato imprenditori seri vada perduto. E' una esperienza amarissima che si poteva evitare se ognuno avesse mantenuto fede agli prori impegni. Ringrazio Lucca Holding, le fondazioni bancarie CRL e Banca del Monte, Provincia e Comune, che avevano messo insieme 200mila come sponsorizzazione e tutti gli investitori che avevano aderito al prospetto di adesione con tanto di assegno allegato, per rilevare piccole quote. Mio fratello Gabriele? Ci siamo spesi entrambi, lui anche più di me visto che è tifoso da più tempo. Quanto al mio commercialista Paolinelli, ha fatto solo il suo mestiere». Nei prossimi giorni Giuliani renderà noto l'elenco degli imprenditori che erano pronti a subentrare se avesse acquisito la società. Chissà che qualcuno di questi soggetti non possa intraprendere un'iniziativa per creare una nuova società rossonera ed iscriverla al campionato di Eccellenza o serie D. L'ex patron Giuliani però rifiuta il ruolo di intermediario: «Magari potrei dare una mano, ma senza fare parte della compagine societaria».
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