Sicurezza
I nuovi soci avrebbero versato 800mila euro, i terreni di S. Donato sarebbero stati venduti
C'era un piano per azzerare i debiti
Ni.Nu.
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LUCCA. Il direttore sportivo Giovannini e l'ex patron Giuliani avevano approntato un piano di risanamento e rilancio ormai inutile, vista l'esclusione dal calcio professionistico. «Noi e i nuovi soci - spiega l'ex presidente rossonero - ci saremmo impegnati a versare 800mila euro a fronte di debiti per quasi 1,2 milioni: i circa 400mila restanti li avremmo recuperati attraverso maggiori incassi». I tre passaggi chiave - spiega Giuliani - erano acquisire dalla società Valore-Nice l'80% delle azioni al prezzo simbolico di 1 euro; effettuare i bonifici degli stipendi e contributi arretrati per 460mila euro; consegnare in Lega entro martedì 12 la domanda di riammissione con la fidejussione di 600mila euro. Al fine di realizzare questi obiettivi era stato sviluppato un piano industriale che prevedeva l'ingresso di nuovi soci per l'80% e la stagione calcistica 2011-2012 in sostanziale pareggio in modo che l'apporto dei soci serviva a ripianare la situazione debitoria fino ad azzerare i debiti. I costi della nuova stagione erano stati quantificati in 1.931.500, di cui un milione per i contratti dei calciatori. Una previsione di incassi di 1.970.000, di cui 900mila dagli sponsor e 600mila di contributi per i giovani mandati in campo. «La Lucchese ha attualmente debiti per 1.141.000 (ad esclusione del mutuo sui terreni di San Donato) - si legge nel prospetto - che con l'apporto di 800mila euro si sarebbero ridotti a 341mila. Per quanto riguarda i terreni di San Donato potrebbero essere venduti e col ricavato azzerare il mutuo e la rimanenza debitoria». Col senno di poi - dice Giuliani - è stato un errore la fusione per incorporazione nel bilancio della Lucchese decisa dalla Società Sviluppo Sportivo (Valore e Cipriano ndr). I terreni li abbiamo pagati 2,2 pagati, di cui 1,5 con un mutuo. Giuliani ritorna anche sulla trattativa lucchese. «Sono convinto che la cordata dell'avvocato Vincenzini, Auricchio e Susanna avese le carte in regola, avevano offerto 500mila euro più i debiti e lo stadio in caso di approvazione, ma la Valore gli ha sbatttuto la porta in faccia chiedendo cifre spropositate (7,5 milioni ndr)».
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