Il Tirreno

Lucca

La Procura deposita il ricorso

D.C.
Il procuratore Aldo Cicala e il sostituto Fabio Origlio (Vip)
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Il procuratore Aldo Cicala e il sostituto Fabio Origlio (Vip)

Per l'accusa ci sono le prove sulla presunta "cricca del mattone"

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 LUCCA. Viene depositato stamani il ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame di Firenze che aveva annullato le misure cautelari disposte dal gip Simone Silvestri su richiesta della Procura nell'ambito dell'indagine sulla presunta corruzione relativa alle operazioni immobiliari di Valore spa. A firmare il ricorso il sostituto procuratore Fabio Origlio titolare dell'inchiesta "Volpe nel deserto".  I giudici fiorentini avevano smontato le accuse della Procura sostenendo che non c'è stato alcun reato e che le operazioni per lo stadio e per costruire il nuovo quartiere in via Einaudi sono state regolari. Infondati, quindi, i provvedimenti che avevano portato in carcere l'architetto e dirigente comunale Maurizio Tani e l'assessore Marco Chiari, e ai domiciliari l'ex amministratore di Valore spa, Giovanni Valentini, l'architetto Luca Antonio Ruggi, socio dello studio del geometra Chiari, l'ingegner Andrea Ferro, ex presidente del comitato ambientale comunale.  La Procura pur rispettado le decisioni dei colleghi non è assolutamente d'accordo. E nel ricorso cita ovviamente il provvedimento della decisione del Riesame reale di Lucca che ha confermato il sequestro dei beni e dei soldi (18 milioni) della Valore sostenendo che non si può affatto escludere la corruzione e neppure il falso in atto pubblico. Nel ricorso in Cassazione si sostiene che la corruzione c'è stata, che le intercettazioni sono chiare a questo proposito, che le motivazioni del Riesame di Firenze sono molto contraddittorie. In particolare, riguardo ai pesanti giudizi espressi su Chiari («uno sbrigafaccende che tende continuamente a autoincensarsi») e le motivazioni giuridiche che escludono ipotesi di reato. Origlio sottolinea invece che i rapporti tra Valentini e Chiari e gli incarichi a Ruggi e Ferro, professionalmente collegati all'assessore, sono la prova palese che si è davanti a una corruzione bella e buona. Insomma, la presunta cricca secondo l'accusa c'era. Un'organizzazione - dice l'accusa - che con la corruzione voleva agevolare la Valore affinché portasse in fondo il restyling del Porta Elisa e potesse edificare il nuovo quartiere a S. Anna.

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