La manifestazione
Secondo Tambellini (Pd) la decisione di Favilla per i lavori allimpianto ha lasciato Giuliani solo
L'annuncio della gara ha creato il vuoto
«Al gruppo Valore erano state date garanzie sulla pianificazione territoriale»
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LUCCA. «La scomparsa da Lucca del calcio professionistico e di tutto il suo promettente vivaio è stata purtroppo, un evento da tempo ampiamente annunciato». Lo dice Alessandro Tambellini, candidato del centrosinistra alle prossime elezioni comunali, che ripercorre i passi di questa vicenda. «Tutto nasce il 16 dicembre 2009 - spiega Tambellini - quando davanti al notaio Domenico Costantino, fu deliberata la "fusione per incorporazione" della Lucchese Libertas 1905 Srl nella immobiliare di Valore Spa (80%) e Cipriano Costruzioni Spa (20%) già denominata "Società di sviluppo sportivo" Srl. Mi permisi di chiedere al sindaco e all'assessore allo sport spiegazioni, che ancora attendo, sulle reali finalità di così inconsueta operazione. Dal bilancio al 30 settembre 2009 della società di sviluppo sportivo, infatti, risultavano 3,8 milioni di euro di debiti, solo in parte controbilanciati (2,6 milioni di euro) da "attività" fiduciosamente definite "liquide" (i terreni agricoli di San Donato), nonostante la loro evidente natura di immobilizzazione di lungo periodo, soprattutto dopo l'approvazione della variante di regolamento urbanistico che li aveva sottoposti a vincolo idrogeologico». Secondo Tambellini già a dicembre 2009, quindi, era del tutto evidente che la Lucchese Libertas 1905 non avrebbe avuto la forza, neppure in caso di risultati sportivi assolutamente eccellenti, di estinguere i debiti pregressi, che la immobiliare dei due imprenditori, attraverso la fusione, le aveva voluto "addossare". «La chiave per interpretare l'operazione - aggiunge Tambellini - è stata successivamente fornita dai fatti, quando all'inizio del 2011 la Valore ha cominciato a proporre di cedere la proria quota (80%) di partecipazione nei "debiti" della Lucchese Libertas 1905, grazie all'allettante prospettiva, in realtà mai avallata dal consiglio comunale, di poter ottenere dal Comune la disponibilità per 99 anni dello stadio Porta Elisa, oltre a una variante urbanistica calzata addosso al master plan di un vasto e prestigioso intervento immobiliare di ristrutturazione dell'impianto sportivo, ma soprattutto di costruzione di numerosi altri edifici a corredo, beneficiando dei relativi utili. «Appena il sindaco e la giunta - prosegue l'esponente del Pd - una volta che la magistratura ha cominciato a scandagliare i vari passaggi della variante per lo stadio, hanno finalmente chiarito che, nel rispetto della legge, l'eventuale aggiudicazione dei lavori per la ristrutturazione di un'opera pubblica, come uno stadio comunale, potrà comunque e sempre avvenire mediante pubblica gara, intorno a Valentini e Giuliani si è immediatamente creato il vuoto. Oggigiorno infatti, nessuno che conosca il gioco del pallone si presterebbe a rilevare qualche milione di euro di debiti, che peraltro non hanno niente a che fare con l'attività sportiva delle squadre rossonere, senza la certezza che tale impegno economico potrebbe essere marginalmente collocato in una più vasta e profittevole impresa economica, di natura prevalentemente edilizia, turistica e commerciale». Tambellini aggiunge: «Esattamente ciò che Giovanni Valentini precisava alla giornalista Maria Silvia Sacchi del Corriere della Sera il 22 marzo 2004 quando, ragionando sul suo progetto di costruzione di un nuovo grande stadio a Prato, precisava che "Valore ha deciso di impegnarsi solo su operazioni dove già siano state date, dalla pubblica amministrazione, la pianificazione territoriale e l'indirizzo". Nonostante che la sua strategia, di operare in stretto affiancamento alle scelte di pianificazione territoriale, fosse già stata candidamente resa nota all'epoca della sfortunata vicenda dello stadio di Prato, per sette anni l'amministrazione del Comune di Lucca ha preferito negare l'evidenza, confidando nel cuore rossonero degli imprenditori pratesi. «Che dopo i clamorosi flop di Prato e di Lucca, dovranno mettersi in cerca, sempre che queste esperienze abbiano portato consiglio, di un'altra amministrazione compiacente». R.L.
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