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Lucca

«Mi hanno chiesto 840mila euro»

Giuseppe Bulleri spiega le ragioni della Nice, a destra la rabbia dei tifosi che si scagliano contro Marco Valentini
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Giuseppe Bulleri spiega le ragioni della Nice, a destra la rabbia dei tifosi che si scagliano contro Marco Valentini

Patron Giuliani spiega perché è saltato il passaggio delle quote

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LUCCA. La Cipriano sarebbe dovuta subentrare al contratto stipulato tra Nice e Valore il 14 giugno, accollandosi tutti gli impegni economici previsti dall'accordo. Compresi gli 840mila euro per la cessione della società rossonera: 240mila euro anticipati dalla cordata genovese, il cui assegno è stato sequestrato dalla procura, il resto a dicembre.  Sono queste - secondo quanto riferisce Giuliano Giuliani - le condizioni dettate da Valentini all'ultimo momento per dare via libera al passaggio dell'80% delle quote. Uno scoglio insuperabile per il patron rossonero. Che si sarebbe aspettato che la Valore non avesse più pretese sotto questo aspetto, consentendo di fatto la cessione a titolo gratuito delle quote dalla Nice srl a Cipriano.  L'elemento decisivo, secondo l'ex patron, non sarebbe stato solo il problema dei terreni di San Donato, presenti nel patrimonio della Lucchese e la conseguente richiesta del gruppo Valore di essere sostituita nelle fideiussioni a suo tempo sottoscritte per quei 70mila metri quadrati dove avrebbe dovuto sorgere il nuovo stadio.  «La Nice - spiega Giuliani - ci ha detto che avremmo dovute tirare fuori anche gli 840mila euro pattuiti nel contratto di cessione con la Valore. A quel punto la trattativa è saltata. Non potevamo assumerci queste responsabilità. In questa vicenda ci ho rimesso tanti soldi».  Il contratto di cessione in questione era stato giudicato inefficace dai sindaci revisori della Lucchese (l'organo di controllo), poiché differiva dal preliminare per circa 240 mila euro.  La Valore ha poi richiesto la restituzione del deposito a garanzia di 240mila euro effettuato in favore della Lucchese per ottenere la fidejussione da 400mila euro, garanzia obbligatoria per l'iscrizione in Prima Divisione.  E anche lo svincolo del deposito effettuato da Valore a favore della Lucchese sul Banco di Lucca. Condizioni contenute - queste ultime due - in un fax arrivato ad esponenti dello staff di Giuliani in tarda mattinata.  Sullo sfondo anche la questione dei terreni di San Donato, inseriti nel bilancio del sodalizio rossonero e il mutuo - oneroso - ancora da pagare.  Insomma un vero guazzabuglio economico che ha costretto Giuliani a ritirarsi, dopo aver tanto lavorato per reperire la somma necessaria (460mila euro) a pagare stipendi e contributi arretrati e la fideiussione da 600mila euro.  Secondo Giuseppe Bulleri, nominato dalla Nice amministratore delegato della Lucchese, sono stati anche altri i problemi che hanno ostacolato le operazioni, al punto da farle naufragare. «Non certo la Nice - dice Bulleri - che dal 21 giugno aveva dichiarato di essere disponibile a farsi da parte dopo che le vicende giudiziarie avevano fatto scappare i finanziatori».  Spiega Bulleri: «Se davvero qualcuno voleva comprare le quote della Lucchese doveva informarsi prima, prendere i dovuti contatti, capire che cosa si doveva fare, tenendo presente che è coinvolta una società, la Valore, che ha beni sotto sequestro. Non si può arrivare all'ultimo momento senza sapere come muoversi o quello che può succedere. Improvvisazione? Non solo, mi pare anche sia mancata una reale volontà».  L'amministratore, peraltro dimissionario, aggiunge: «Non credo che quel fax arrivato da Valore possa aver condizionato la trattativa, mi sembra difficile. Ci sono invece altri fattori che forse non sono stati valutati. I terreni di San Donato? C'è un mutuo contratto a condizioni capestro, c'è una società sotto inchiesta, c'è poca chiarezza sui conti. Ho chiesto una relazione sul bilancio ma non l'ho ancora avuta».  La Nice - che, non va dimenticato, non ha trovato neppure i 32mila euro necessari per l'iscrizione - si rammarica del silenzio che c'è stato dopo l'annuncio del 21 giugno. «Quando ci fu l'incontro dal sindaco con Giuliani - afferma Bulleri - chiesi di unire le forze, aggiunsi che personalmente ero disposto a mettere sul piatto 50-100mila euro per far andare avanti la Lucchese. Lo stesso Montali pensava di ipotecare la sua casa. Ma non abbiamo avuto risposte, anzi c'è stata solo ostilità».  Che cosa accadrà adesso? Venerdì alle 17 c'è l'assemblea della società. «Valuterò la situazione - chiude Bulleri - Montali non vuole fare morire il calcio a Lucca. Ma se non ci saranno alternative dovrò portare i libri contabili in tribunale per avviare la procedura di concordato». Fabrizio Tonelli Nicola Nucci (altro servizio a pagina 13)

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