La manifestazione
Ore frenetiche per trovare i voti per il preventivo e laccordo che regga fino alla fine del mandato
I partiti: «Giù le mani dalla giunta»
Il.Bo.
Pronti a scaricare Favilla se dimezza l'esecutivo come vogliono i consiglieri
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LUCCA. Il cerino torna nelle mani del sindaco. È da lui che parte del centrodestra si aspetta una riunione, l'ultima (forse), prima del voto definitivo sul bilancio. Ma sembra che la riunione Mauro Favilla, in cerca di una maggioranza non irrisoria, non voglia convocarla. O meglio, in questi giorni frenetici - nei quali si decide il destino dell'amministrazione - sembra che sia il Pdl a opporsi. La situazione è fluida. Le posizione non sono nette, neppure all'interno di uno stesso gruppo. La certezza è che la seduta del consiglio di giovedì sera è in seconda convocazione: fuori dal linguaggio burocratico, significa che bastano 14 consiglieri presenti per raggiungere il numero legale. E che, quindi, potrebbero bastare pochi voti per far passare il documento di previsione. La valutazione politica di un bilancio approvato in questo modo, poi, sarebbe tutta un'altra cosa. Ma oggi per Favilla è importanti portare a casa il risultato. A ieri sera, la situazione era questa: Antonio Trapani, consigliere della Lega nord, vicino, però, a Forza Lucca, anche ieri ha chiesto una riunione politica a Giancarlo Ramacciotti e Marco Martinelli, capogruppo e consigliere del Pdl. Forza Lucca vorrebbe un incontro con Favilla, ma convocato dal sindaco «che dovrebbe almeno cercare di capire perché una forza di maggioranza ha votato contro il piano triennale delle opere pubbliche». In effetti, domenica Favilla accennava a una riunione in programma oggi che anche l'Udc reclama a gran voce. Alla presenza anche dei vertici dei partiti e non solo dei consiglieri comunali. Perché pare che ci sia una diversità di vedute: i consiglieri comunali - a detta dello stesso sindaco - vorrebbero (entro giovedì) una giunta dimezzata, rinnovata, che rilanci l'attività amministrativa; i vertici dei partiti, invece, vorrebbero che il rimpasto saltasse. Che Favilla non cambiasse nulla (salvo Marco Chiari, l'assessore accusato di corruzione). Alla fine, i dirigenti politici sono convinti che prevarrà la propria posizione: «Noi spiegheremo la vicenda al sindaco e ai nostri consiglieri comunali. I quali si adegueranno». Se, così non fosse i partiti sarebbero pronti a scaricare i consiglieri dissidenti e a non ricandidarli alle amministrative di primavera. Il fatto è che se Favilla dimezzasse la giunta, ignorando le direttive dei vertici politici, i partiti di maggioranza potrebbero scaricare anche lui direttamente. Facendo festa una volta per tutte. C'è, però, anche un'altra incognita: quella di Giovanni Pierami. I partiti non insistono per le due dimissioni, visto che è accusato dello stesso reato (concorso in corruzione) del sindaco. Al contrario, almeno nel Pdl, non ce n'è uno che lo vuole ancora in giunta. Il finale sembra ancora tutto da scrivere. Anche se il capogruppo dell'Udc, Luigi Bertani, sottolinea che la libertà del sindaco nelle scelte di giunta deve essere assoluta: «A mio avviso - afferma - si è verificato un corto circuito fra sindaco eletto dai cittadini e i cittadini che lo hanno eletto. Per questo ritengo che debba essere essere il sindaco a individuare in quale forma ristabilire un rapporto con la base». Bertani, però, nega che sia entrato in crisi il rapporto di Favilla «con i consiglieri e con i partiti. A me non interessa se la giunta sarà composta da 6, 9 o 4 assessori. L'importanti è che Favilla mandi alla città un segnale che tranquillizzi. Così potremo dedicare gli ultimi mesi alle opere da realizzare. Comunque, è bene chiarire che il sindaco ha individuato in piena autonomia il dimezzamento della giunta: non glielo hanno imposto i consiglieri».
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