Il Tirreno

Lucca

«Ci avvisarono dell'arrivo dei controlli»

Le case costruite al posto delle serre a S. Macario (Vip)
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Le case costruite al posto delle serre a S. Macario (Vip)

Al processo il capocantiere dichiara di aver ricevuto il suggerimento di demolire

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 LUCCA. Invoca il legittimo impedimento per non meglio precisati "impegni istituzionali fuori Lucca" e non si presenta nell'aula di giustizia, ma il collegio giudicante lo condanna a 300 euro e all'accompagnamento coatto - vale a dire con la forza pubblica - alla prossima udienza. Alle 9 del 14 ottobre. Finisce così per l'assessore Marco Chiari, indicato come consulente e che doveva essere ascoltato in qualità di teste, il secondo round del processo al dirigente del settore urbanistica del Comune architetto Maurizio Tani. Che deve rispondere dell'accusa di abuso d'ufficio per la vicenda delle case costruite al posto di serre dismesse a San Macario. Stando alle accuse, con questa operazione immobiliare Tani avrebbe favorito la San Macario srl «procurando un ingiusto, rilevante vantaggio patrimoniale» alla società. E, al tempo stesso, avrebbe sfavorito il vicino, Alessandro Terigi, di cui Chiari è il consulente.  In scaletta Chiari è l'ultimo dei testimoni. Quando viene presentata la sua "giustificazione" il pm Fabio Origlio non la prende bene: «Non la ritengo fondata. È un escamotage». Il collegio giudicante (Valentino Pezzuti, Profeta e Billet) gli dà ragione.  In precedenza rispondono alle domande due testi. Il primo è un cittadino di S. Macario, che contro l'operazione immobiliare aveva anche presentato ricorso al Tar. È Marco Zaffora, abita vicino alle serre trasformate in alloggi. Parla di «stupro ai danni del territorio» e racconta di essere stato contattato nel 2007 dal commercialista Maurizio Fontanini, all'epoca referente della società San Macario srl che aveva presentato la richiesta di permesso a costruire: 7 fabbricati a schiera e isolati, dopo la demolizione delle serre. «Fontanini mi chiamò prer farmi vedere il progetto. Ci incontrammo in un bar: sapeva che non ero d'accordo. Mi disse che il paese avrebbe avuto rilevanza internazionale, che nell'ex ristorante Solferino avrebbe costruito una piscina e in zona un centro anziani. Ma non cambiai parere».  Carmine Cardinale era il capocantiere. Racconta, rispondendo a una domanda del pm, di essersi reso conto «che qualcosa non andava. C'era un giornale (Il Tirreno, ndr) che ogni giorno parlava di quella vicenda. Credo ci fossero problemi sui permessi». Cardinale riferisce che Fontanini gli mostrò il progetto e in quell'occasione di aver conosciuto il geometra Enrico Gnesi del comune di Lucca. «Fontanini e Gnesi un venerdì mi vennero a dire di demolire le opere fatte perché il lunedì sarebbero arrivati i carabinieri da Firenze. Buttammo giù solai e cordoli. Questo avvenne dopo il secondo permesso a costruire».  Per la prossima udienza saranno citati anche Fontanini e Gnesi.

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