Trasporti
Accuse a dirigenti e politici
A.P.
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Uno dei tanti tifosi che fino allultimo ha sperato nel miracolo (Vip) «Favilla e Moschini vadano a casa»
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LUCCA. Fallito il tentativo di salvataggio della squadra, a sopravvivere sono solamente i tifosi. Sono passati pochi minuti dalla notizia della mancata iscrizione della Lucchese al campionato e già sul sito Forza Lucchese s'individuano i colpevoli: Valentini e Giuliani sul fronte societario e Favilla e Baccelli sul fronte istituzionale. Per tanti tifosi le responsabilità sono differenti ma si tratta di due lati della stessa medaglia. E i fan, che si erano mobilitati con il blocco stradale allo stadio e un corteo in centro, sono delusi. Gianbattista Martini è un tifoso storico della squadra e chiarisce subito che non bisogna dare la colpa ad altri: «La Nice non c'entra niente. Non dobbiamo dare le colpe ad altri perché le responsabilità sono tutte le lucchesi, dalle istituzioni all'imprenditoria per arrivare a Valentini e a Giuliani. Certo è che ora siamo delusi perché le notizie degli ultimi giorni ci avevano ridato speranza. A questo punto dovremo essere pronti a ripartire dall'Eccellenza o dalla serie D se tutto andrà bene». Incredulo anche Giuseppe Lorenzini che dalla sua edicola in Fillungo fatica ancora a realizzare quello che è successo: «Le cifre non sono enormi come tre anni fa. Dopo Fouzi era impossibile salvare la squadra, stavolta no e all'appello sono mancati tutti. Nessuno ha avuto il coraggio di fare la propria parte e di trovare 600mila euro per la fidejussione che poi sarebbero stati resi in gran parte nel giro di pochi giorni grazie ai crediti depositati in Lega». Paolo Del Carlo, uno degli autori del libro sul tifo rossonero "Due colori un solo amore" invece rimane spiazzato. «Preferisco non dire niente - afferma -. Aspetto la riunione con gli altri tifosi e spero solo che Giuliani non voglia rilevare la squadra in Eccellenza». Su Tifolucchese.com si sprecano i commenti. Il tifoso Paolo chiede le dimissioni di Favilla e di Moschini: «Record assoluto, due fallimenti in tre anni».
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