Attenzione
Lex commissario prefettizio spiega perché ha adottato il piano attuativo di S. Anna
«Firmavo gli atti definiti urgenti»
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Il giudice del tribunale del riesame della misura reale, Valentino Pezzuti 2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. Si sarebbe «limitato a firmare ciò che gli uffici tecnici (del Comune) gli rappresentavano come necessario e urgente». È questa la spiegazione che l'ex commissario prefettizio Francesco Lococciolo ha dato alla Procura, quando è stato sentito sul piano "Parco di S. Anna", una delle due operazioni del gruppo immobiliare Valore al centro dell'inchiesta sulla presunta corruzione nell'urbanistica. È stato, infatti, Lococciolo ad adottare il piano attuativo per S. Anna, con una delibera assunta il 20 aprile 2007 con i poteri del consiglio comunale. La deposizione del commissario prefettizion viene citata dal tribunale del Riesame del provvedimento reale che ha negato il dissequestro dell'area lungo viale Einaudi dove la spa pratese dovrebbe costruire un nuovo quartiere di appartamenti, negozi, albergo. Secondo il collegio lucchese, infatti, negli atti forniti dalla Procura c'è il "fumus" della corruzione e del falso in atto pubblico. C'è, insomma, la probabilità che siano stati commessi i reati contestati per agevolare le operazioni di Valore spa. A questo proposito, il tribunale lucchese ribadisce di non poter (né voler) entrare nel merito della legittimità degli atti amministrativi (le varianti urbanistiche) al centro dell'inchiesta della procura «sulla base di ulteriori e diverse valutazioni tecniche espresse dai consulenti della difesa, peraltro legati con tutta evidenza all'amministrazione comunale». Su questo fatto, il tribunale insiste in un paio di punti della motivazione al diniego per il dissequestro dei beni di Valore. Infatti, il collegio fa notare che i consulenti del pm per le questioni amministrative e urbanistiche «sono estranei all'entourage dell'amministrazione comunale».
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