Il Tirreno

Lucca

Chiari è pronto a lasciare

Sopra l’assessore Marco Chiari e sotto un consiglio comunale
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Sopra l’assessore Marco Chiari e sotto un consiglio comunale

Domani l'annuncio nella seduta sul bilancio

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LUCCA. Se ne va, Marco Chiari. Alla fine l'ex super-assessore ai grandi progetti, cede al peso dell'inchiesta sulla corruzione. Domani sera, al consiglio comunale sul bilancio - il primo - saluterà i colleghi. Parteciperà all'ultima riunione dell'assemblea. Ribadirà quello che va dicendo da tempo: «Sono uno sbrigafaccende, ma non un corrotto». Però, vuole lasciare l'amministrazione comunale per evitare di essere usato contro il sindaco, Mauro Favilla, in un passaggio molto delicato del mandato.  Chiari sa bene che i partiti della maggioranza fanno leva perché se ne vada. La ragione, ufficialmente, è quella dell'inchiesta nella quale è coinvolto, ma le motivazioni potrebbero essere anche altre. Una su tutte il fatto che non sia un assessore in quota ai partiti. Che da quando è stato inserito in giunta risponde solo al sindaco e a nessun altro. In questa ottica, Mauro Favilla ha sempre contato su di lui per poter portare avanti le operazioni più spinose, quelle nelle quali gli altri colleghi di giunta, alla fine, non avevano la forza di impegnarsi.  Così, oggi, a Chiari non fa sconti nessuno. Neppure nel centrodestra. E si pretendono le sue dimissioni, mentre non si chiedono - se non in qualche stanza e a mezzabocca - quelle di Giovanni Pierami, ex vicesindaco e oggi assessore alle finanze, indagato per concorso in corruzione nella stessa inchiesta di Marco Chiari. Alle dinamiche della politica, Chiari è avvezzo e per questo annuncia l'ultimo discorso per lunedì sera: «Ho già rimesso le deleghe nelle mani del sindaco con una lettera scritta alcuni giorni fa. Ora credo che sia il momento di stare in disparte, di allontanarmi per un po', di provare a tornare a una vita normale, o almeno pseudo-normale, visto che dopo l'esperienza del carcere nulla potrà essere più come prima. Ecco perché voglio lasciare. Per questo, perché mi sento troppo nell'occhio del ciclone e perché non voglio essere usato da chi vuole affossare il sindaco». Un tentazione, questa, che avrebbero in molti.

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