Finanza
Il Comune sostiene che non cè bisogno di altri interventi per farle entrare in vigore
Varianti, scontro tra gli enti
Alessandro Petrini
Provincia e Regione contestano l'operato della giunta Favilla
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LUCCA. La questione urbanistica del Parco di Sant'Anna è legata a una diversa interpretazione delle leggi. Per il Comune le varianti al regolamento urbanistico e al piano strutturale che sono state adottate sono di minima entità e non necessitano di altri interventi per entrare in vigore. Provincia e Regione invece non sono d'accordo e nelle loro osservazioni invocano l'adeguamento al Pit, il piano di indirizzo territoriale, e la necessità di avviare la procedura di Vas, la valutazione ambientale strategica. Un'unica situazione che viene letta in due maniere diametralmente opposte e che è destinata ad aprire una fase di confronto tra gli enti locali che in ultima battuta potrebbe addirittura approdare a una commissione interistituzionale alla quale spetterebbe il compito di prendere una decisione definitiva. Per il sindaco comunque la variante adottata non dev'essere revocata e lo ha ripetuto anche in commissione urbanistica spiegando che se la proposta dell'(ormai) ex consigliere Pietro Fazzi venisse accolta darebbe il via libera a tutte le domande di permessi per costruire che sono state presentate negli ultimi mesi e che sono giunte a maturazione. Senza contare i problemi che sorgerebbero per tutti i terreni già espropriati. «Dovremmo ripartire da zero con tutte quelle opere pubbliche per le quali è necessario l'esproprio e per le quali non abbiamo ancora adottato la procedura espropriativa». Così Favilla invita i consiglieri a esaminare in commissione tutte le osservazioni alla variante "di minima" lasciando per il momento al di fuori tutta la questione del Parco di Sant'Anna. In attesa degli incontri con i tecnici della Regione e della Provincia. Stadio Per il sindaco questo project financing potrà andare avanti solamente se se la società sportiva continuerà a esistere e a disputare un campionato professionistico. «Se il calcio a Lucca dovesse scomparire è inutile prevedere interventi sullo stadio. Ho forti dubbi sulla reale convenienza economica di questo intervento e credo che la gara per i lavori andrebbe deserta. Se non si procedesse per questa strada, il Comune da solo non sarebbe in grado nemmeno di affrontare la spesa di un milione di euro per mettere lo stadio a norma per la prossima stagione sportiva». Quanto al protocollo d'intesa firmato il 25 febbraio 2010 con l'allora presidente della Lucchese Giuliano Giuliani, Favilla torna a spiegare che non ha valore formale, ma costituisce una semplice linea d'indirizzo: «Quando me lo hanno presentato, mi hanno detto che ricalcava le decisioni prese dal Comune di Torino per la Juventus e io l'ho firmato senza guardarlo perché stabiliva solamente una traccia da seguire. Una cosa che faccio normalmente, finora ho già firmato una quarantina di preliminari del genere e già a maggio avevo chiarito che si sarebbe andati a gara per l'affidamento dei lavori e che i 99 anni di affidamento di cui si parla nel preliminare erano solamente un'indicazione di massima. Non avrei mai portato un documento del genere in consiglio comunale se non fossi stato sicuro della sua legittimità». «In ogni caso - conclude - sono ancora favorevole a questo progetto perché l'amministrazione ne avrebbe un grande beneficio (oneri di urbanizzazione e immobile completamente ristrutturato) senza spendere un euro».
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