Il dolore
Il tribunale nega il dissequestro dell’area per evitare la costruzione degli appartamenti
S. Anna, c'è il rischio di «aggravarele conseguenze della corruzione»
Ilaria Bonuccelli
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Non si può affatto escludere la corruzione. E neppure il falso in atto pubblico. Per questo il tribunale del Riesame reale non dissequestra i terreni del gruppo Valore a S. Anna, dove è (di nuovo) prevista la costruzione di appartamenti, negozi e albergo.
Secondo il collegio lucchese - che valuta la legittimità di provvedimenti cautelari sui beni - restituire i 18 milioni di euro, considerati il profitto dell'eventuale corruzione, e i terreni alla società immobiliare, significa aprire le porte alla costruzione di case o alla vendita dell'area come terreno residenziale edificabile mentre è ancora in corso un'inchiesta. Quindi, si rischierebbe di «aggravare o protrarre le conseguenze del reato di corruzione prospettato o di agevolare la commissione di nuovi reati».
La prospettiva del collegio lucchese, dunque, appare diversa da quella del tribunale del Riesame che aveva annullato il provvedimento di carcerazione e arresti domiciliari per 5 indagati nell'inchiesta sulla presunta "cricca" del mattone. Una "cricca" di politici, funzionari pubblici, professionisti che, in cambio di incarichi, avrebbe favorito gli interessi della Valore spa. Pur senza entrare nel merito della gravità degli indizi di colpevolezza, né esprimere giudizi sulla legittimità amministrativa degli atti al centro dell'inchiesta, il Riesame reale conferma l'esistenza del "fumus" del reato, della possibilità in astratto che corruzione e falso siano stati commessi. Specie, alla luce delle intercettazioni e dei commenti degli indagati.
I PERICOLI In questo momento - osserva il tribunale - è ancora in corso l'iter per «eliminare o superare» quegli ostacoli che impediscono la costruzione del nuovo quartiere a S. Anna. Approvando in via definitiva la variante di minima al piano strutturale - adottata il 17 gennaio 2011 dal consiglio comunale - il Comune sposterebbe su S. Anna oltre 10mila metri quadri di superficie residenziale necessari a far costruire gli appartamenti. Ma se il terreno non è nella disponibilità «materiale e giuridica» di Valore, la società non può edificare né vendere. E, quindi, non può realizzare quel profitto (di 18 milioni) che, stando all' accusa, potrebbe essere il frutto della corruzione.
Il pericolo di vendita dell'area, inoltre - aggiunge il collegio - è «concreto e reale», vista l'esistenza «del pregresso preliminare di vendita dei terreni da parte di Valore (a Iffi, nel luglio 2007, per quasi 24 milioni, ndr) e vista la manifestazione di volontà di vendita che emerge nelle intercettazioni telefoniche da parte di Valentini». Allo stesso modo - prosegue il Riesame - anche il pericolo di costruzione di case e negozi è concreto e attuale «giacché l'iter politico-amministrativo per l'eliminazione degli ostacoli era ed è in corso e, stando ai pareri di cui si fanno forza i tecnici comunali nel corso delle intercettazioni».
IL "FUMUS" DEL REATO La probabilità che il reato possa essere stato commesso secondo il Riesame si rintraccia sia negli atti amministrativi, sia nelle conversazioni intercettate. Di sicuro - scrive il collegio - «i rapporti fra privati e soggetti pubblici a diverso titolo coinvolti nell'adozione dei provvedimenti amministrativi (legati all'operazione di S. Anna) risultano improntati a una familiarità e collaborazione quanto meno inconsueta: si pensi alle conversazioni fra i vari indagati nel corso delle quali gli interessi della società Valore vengono considerate dai soggetti pubblici (l'assessore Marco Chiari, l'ex dirigente all'urbanistica Maurizio Tani) quali interessi da soddisfare a ogni costo, in modo da eliminare gli eventuali ostacoli al conseguimento del risultato».
GLI ATTI FALSI Per il tribunale il fumus del falso è ravvisabile in due atti, come ipotizzato dalla Procura: la relazione di monitoraggio, del dicembre 2009, che fa il punto su quanto ancora si può costruire a Lucca; la variante del 17 gennaio 2011 che si basa sul monitoraggio del 2009. «Le delibere - scrive il collegio lucchese - appaiono, nella rappresentazione fornita dai consulenti tecnici del pm (estranei all'entourage dell'amministrazione) illegittime e viziate da falsità e pertanto espressione di atti contrari ai doveri d'ufficio». Atti «secondo anche le valutazioni dei consulenti del pm funzionali alla concretizzazione dei rilevanti interessi di Valore spa. Infatti, la società grazie alle varianti così adottate in violazione di legge e per effetto di false rappresentazioni della realtà avallate dagli uffici del Comune, recuperava a S. Anna (Ute 3b) una superficie residenziale di oltre 10mila metri quadrati vitale alla realizzazione del progetto Parco di S. Anna. Al tempo stesso, si risolveva (con questi atti) il problema - vero o supposto - della decadenza del regolamento urbanistico e dei relativi piani attuativi».
LE INTERCETTAZIONI Anche nelle intercettazioni, in particolare quelle di Valentini, il Riesame reale riscontra il fumus della corruzione. In particolare nelle frasi «la variante.....è stata fatta appositamente la Valore», la possibilità che con la nuova variante «la residenza che aveva Antraccoli possa andare a S. Anna». Sempre Valentini, nella conversazione con Chiari - prosegue il Riesame - afferma che l'assessore «garantiva l'effetto di esclusivo vantaggio per Valore», tanto da incaricarlo, nel settembre 2010, quando il piano del parco di S.Anna era decaduto «di occuparsi della cosa». Non si può «neppure negare - osserva il tribunale - che Chiari e Tani si siano adoperati per garantire l'adozione delle varianti, come risulta dalle conversazioni con Valentini di novembre».
Infine - sottolinea il collegio - Valentini «non offre alcuna spiegazione al pm della conversazione nella quale ammette di essersi "impiegato a fa' il tangentaro».
IL PROFITTO Il collegio ribadisce che non «appare dubitabile che il profitto dell'accordo corruttivo si possa identificare con la plusvalenza realizzata a seguito dell'accordo illecito (presunto, ndr). In tale prospettiva non può negarsi che, proprio per effetto dell'adozione delle varianti, i terreni di S. Anna della società indagata, abbiano riacquistato (dopo la decadenza del piano) un valore di molto superiore a quello di acquisto».
LE CONCLUSIONI Visti questi elementi, il tribunale ritiene «astrattamente configurabile il reato di falso e corruzione prospettandosi da un lato dazioni indebite a pubblici ufficiali a vario titolo impegnati nella predisposizione e nell'adozione di varianti che agiscono sugli interessi del privato per il progetto del Parco di S. Anna, dall'altro il compimento di atti falsi e in violazione di legge funzionalmente all'interesse del privato perseguito dagli stessi pubblici ufficiali». In sostanza - dice il tribunale - emerge che «gli atti prospettati come contrari ai doveri d'ufficio, hanno interessato certamente l'area di viale Einaudi e il relativo piano attuativo che la società si è vista "rimettere in gioco" con l'adozione della variante di gennaio». Per il tribunale, questi atti devono «ritenersi - in base all'ipotesi accusatoria - frutto di illecite dazioni elergite da Valore spa nell'ambito di un accordo corruttivo ai pubblici ufficiali a vario titolo impegnati nel compimento di atti». Perciò bella disponibilità del terreno, il tribunale ravvisa la possibilità di aggravare la situazione o commettere nuovi reati. Una volta eliminati gli ostacoli al progetto di S. Anna con le varianti - scrive il tribunale - gli indagati «non solo potranno, proseguendo nell'attività illecita, attuare l'intervento, ma potranno aggravare le conseguenze del reato consolidandone i profitti, cedendo a terzi l'area posto che, per effetto del falso e della corruzione, ha riacquistato appetibilità».
Secondo il collegio lucchese - che valuta la legittimità di provvedimenti cautelari sui beni - restituire i 18 milioni di euro, considerati il profitto dell'eventuale corruzione, e i terreni alla società immobiliare, significa aprire le porte alla costruzione di case o alla vendita dell'area come terreno residenziale edificabile mentre è ancora in corso un'inchiesta. Quindi, si rischierebbe di «aggravare o protrarre le conseguenze del reato di corruzione prospettato o di agevolare la commissione di nuovi reati».
La prospettiva del collegio lucchese, dunque, appare diversa da quella del tribunale del Riesame che aveva annullato il provvedimento di carcerazione e arresti domiciliari per 5 indagati nell'inchiesta sulla presunta "cricca" del mattone. Una "cricca" di politici, funzionari pubblici, professionisti che, in cambio di incarichi, avrebbe favorito gli interessi della Valore spa. Pur senza entrare nel merito della gravità degli indizi di colpevolezza, né esprimere giudizi sulla legittimità amministrativa degli atti al centro dell'inchiesta, il Riesame reale conferma l'esistenza del "fumus" del reato, della possibilità in astratto che corruzione e falso siano stati commessi. Specie, alla luce delle intercettazioni e dei commenti degli indagati.
I PERICOLI In questo momento - osserva il tribunale - è ancora in corso l'iter per «eliminare o superare» quegli ostacoli che impediscono la costruzione del nuovo quartiere a S. Anna. Approvando in via definitiva la variante di minima al piano strutturale - adottata il 17 gennaio 2011 dal consiglio comunale - il Comune sposterebbe su S. Anna oltre 10mila metri quadri di superficie residenziale necessari a far costruire gli appartamenti. Ma se il terreno non è nella disponibilità «materiale e giuridica» di Valore, la società non può edificare né vendere. E, quindi, non può realizzare quel profitto (di 18 milioni) che, stando all' accusa, potrebbe essere il frutto della corruzione.
Il pericolo di vendita dell'area, inoltre - aggiunge il collegio - è «concreto e reale», vista l'esistenza «del pregresso preliminare di vendita dei terreni da parte di Valore (a Iffi, nel luglio 2007, per quasi 24 milioni, ndr) e vista la manifestazione di volontà di vendita che emerge nelle intercettazioni telefoniche da parte di Valentini». Allo stesso modo - prosegue il Riesame - anche il pericolo di costruzione di case e negozi è concreto e attuale «giacché l'iter politico-amministrativo per l'eliminazione degli ostacoli era ed è in corso e, stando ai pareri di cui si fanno forza i tecnici comunali nel corso delle intercettazioni».
IL "FUMUS" DEL REATO La probabilità che il reato possa essere stato commesso secondo il Riesame si rintraccia sia negli atti amministrativi, sia nelle conversazioni intercettate. Di sicuro - scrive il collegio - «i rapporti fra privati e soggetti pubblici a diverso titolo coinvolti nell'adozione dei provvedimenti amministrativi (legati all'operazione di S. Anna) risultano improntati a una familiarità e collaborazione quanto meno inconsueta: si pensi alle conversazioni fra i vari indagati nel corso delle quali gli interessi della società Valore vengono considerate dai soggetti pubblici (l'assessore Marco Chiari, l'ex dirigente all'urbanistica Maurizio Tani) quali interessi da soddisfare a ogni costo, in modo da eliminare gli eventuali ostacoli al conseguimento del risultato».
GLI ATTI FALSI Per il tribunale il fumus del falso è ravvisabile in due atti, come ipotizzato dalla Procura: la relazione di monitoraggio, del dicembre 2009, che fa il punto su quanto ancora si può costruire a Lucca; la variante del 17 gennaio 2011 che si basa sul monitoraggio del 2009. «Le delibere - scrive il collegio lucchese - appaiono, nella rappresentazione fornita dai consulenti tecnici del pm (estranei all'entourage dell'amministrazione) illegittime e viziate da falsità e pertanto espressione di atti contrari ai doveri d'ufficio». Atti «secondo anche le valutazioni dei consulenti del pm funzionali alla concretizzazione dei rilevanti interessi di Valore spa. Infatti, la società grazie alle varianti così adottate in violazione di legge e per effetto di false rappresentazioni della realtà avallate dagli uffici del Comune, recuperava a S. Anna (Ute 3b) una superficie residenziale di oltre 10mila metri quadrati vitale alla realizzazione del progetto Parco di S. Anna. Al tempo stesso, si risolveva (con questi atti) il problema - vero o supposto - della decadenza del regolamento urbanistico e dei relativi piani attuativi».
LE INTERCETTAZIONI Anche nelle intercettazioni, in particolare quelle di Valentini, il Riesame reale riscontra il fumus della corruzione. In particolare nelle frasi «la variante.....è stata fatta appositamente la Valore», la possibilità che con la nuova variante «la residenza che aveva Antraccoli possa andare a S. Anna». Sempre Valentini, nella conversazione con Chiari - prosegue il Riesame - afferma che l'assessore «garantiva l'effetto di esclusivo vantaggio per Valore», tanto da incaricarlo, nel settembre 2010, quando il piano del parco di S.Anna era decaduto «di occuparsi della cosa». Non si può «neppure negare - osserva il tribunale - che Chiari e Tani si siano adoperati per garantire l'adozione delle varianti, come risulta dalle conversazioni con Valentini di novembre».
Infine - sottolinea il collegio - Valentini «non offre alcuna spiegazione al pm della conversazione nella quale ammette di essersi "impiegato a fa' il tangentaro».
IL PROFITTO Il collegio ribadisce che non «appare dubitabile che il profitto dell'accordo corruttivo si possa identificare con la plusvalenza realizzata a seguito dell'accordo illecito (presunto, ndr). In tale prospettiva non può negarsi che, proprio per effetto dell'adozione delle varianti, i terreni di S. Anna della società indagata, abbiano riacquistato (dopo la decadenza del piano) un valore di molto superiore a quello di acquisto».
LE CONCLUSIONI Visti questi elementi, il tribunale ritiene «astrattamente configurabile il reato di falso e corruzione prospettandosi da un lato dazioni indebite a pubblici ufficiali a vario titolo impegnati nella predisposizione e nell'adozione di varianti che agiscono sugli interessi del privato per il progetto del Parco di S. Anna, dall'altro il compimento di atti falsi e in violazione di legge funzionalmente all'interesse del privato perseguito dagli stessi pubblici ufficiali». In sostanza - dice il tribunale - emerge che «gli atti prospettati come contrari ai doveri d'ufficio, hanno interessato certamente l'area di viale Einaudi e il relativo piano attuativo che la società si è vista "rimettere in gioco" con l'adozione della variante di gennaio». Per il tribunale, questi atti devono «ritenersi - in base all'ipotesi accusatoria - frutto di illecite dazioni elergite da Valore spa nell'ambito di un accordo corruttivo ai pubblici ufficiali a vario titolo impegnati nel compimento di atti». Perciò bella disponibilità del terreno, il tribunale ravvisa la possibilità di aggravare la situazione o commettere nuovi reati. Una volta eliminati gli ostacoli al progetto di S. Anna con le varianti - scrive il tribunale - gli indagati «non solo potranno, proseguendo nell'attività illecita, attuare l'intervento, ma potranno aggravare le conseguenze del reato consolidandone i profitti, cedendo a terzi l'area posto che, per effetto del falso e della corruzione, ha riacquistato appetibilità».
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