La manifestazione
Paziente morto, indagine dell'Asl
◗
Lospedale Campo di Marte (Vip) I familiari: «Chiarezza sulle responsabilità, poca igiene nel reparto»
2 MINUTI DI LETTURA
LUCCA. L'Asl 2 ha avviato una verifica sul percorso terapeutico-diagnostico cui è stato sottoposto il paziente arrivato al pronto soccorso per uno shock anafilattico e deceduto dopo 40 giorni. L'iniziativa è stata presa dopo la prima segnalazione pervenuta dalla famiglia che ha espresso dubbi sul modo in cui il congiunto è stato curato dai medici dell'azienda sanitaria. Una verifica che ovviamente riguarderà non solo i singoli operatori, ma l'intera struttura che ha avuto a che fare con il paziente. La direzione dell'Asl al momento di più non vuole aggiungere e non replica nemmeno alle nuove osservazioni dei familiari, che chiamano in causa non solo chi ha prestato l'assistenza ma anche l'igiene degli ambienti ospedalieri. Ecco cosa scrivono i congiunti di Eugenio Bianchini: «Ci è ben chiara la dinamica relativa allo shock anafilattico (dovuto a un'iniezione prescritta dal medico di famiglia per il mal di schiena) ed infatti, riconosciuti i primi sintomi (cambio di colore delle labbra), la Croce Verde di Ponte a Moriano è stata prontamente allertata ed altrettanto prontamente è intervenuta essendo la loro sede ubicata a pochi metri dalla nostra casa. Nessuna responsabilità secondo noi può essere attribuita a detta associazione basata essenzialmente su collaborazione volontaria, anzi anche a loro vanno i nostri ringraziamenti, ma chiediamo che venga verificata quella del dottore dell'auto medica che è stato fatto salire a bordo del mezzo di soccorso sul quale viaggiava il nostro caro, pochi minuti dopo la partenza (all'altezza dell'Esselunga di Marlia); perché non si è proceduto subito con l'apertura alternativa delle vie respiratore mentre era lampante che l'infortunato stava gonfiando a vista d'occhio, respirava sempre più faticosamente (gli abbiamo telefonato strada facendo) e che l'espandersi di detto gonfiore avrebbe potuto rendere sempre più difficile la procedura man mano che il tempo passava? «Al nostro caro, arrivato cosciente al pronto soccorso (ha parlato con un infermiere di nostra conoscenza) è subentrato, a causa del mancato pronto intervento, il broncospasmo con relativo arresto cardiorespiratorio. La difficoltà poi nel reperire il personale competente unitamente a quella nel procedere tempestivamente con l'intubazione, a quel punto risultata irrimediabilmente difficoltosa, hanno fatto sì che la rianimazione cardio-respiratoria effettuata dopo svariati minuti risultasse vana, lasciando che il cervello rimanesse senza ossigeno per troppo tempo. I familiari ricordano che è poi intervenuta una polmonite e che superata questa «è subentrata un'infezione dovuta a batteri presenti in reparto, nel quale si deve garantire la massima sterilizzazione in quanto vi vengono effettuati dei veri e propri interventi chirurgici sui pazienti intrasportabili - e questo è il secondo punto che chiediamo venga verificato - siamo sicuri che tutte le norme d'igiene sono rispettate in rianimazione?».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
